Anche dal Piemonte infermieri a Roma per la protesta Nursing Up

Circa 2mila tra infermieri e personale sanitario provenienti da tutta Italia, si sono trovati giovedì mattina, 15 ottobre, alle ore 11, al Circo Massimo a Roma, per la manifestazione indetta dal sindacato Nursing Up #MaiPiùComePrima, preludio dello sciopero generale indetto per lunedì 2 novembre, a partire dalle 7 di mattina e per 24 ore.

Dal Piemonte sono arrivati a Roma “diverse centinaia di persone provenienti da tutte le province e da tutte le realtà territoriali piemontesi – ha spiegato Claudio Delli Carri Segretario Regionale Piemonte del Nursing Up -. La nostra protesta è stata necessaria per urlare e far capire che non possiamo più andare avanti a queste condizioni, a maggior ragione oggi, che la pandemia sembra aver ripreso vigore.
In Piemonte i ricoverati, purtroppo, stanno aumentando, creando necessità di grande attenzione, anche se per ora negli ospedali i posti nei reparti di intensiva e sub intensiva ci sono senza problemi. Il vero problema è che il personale, gli infermieri e i professionisti della sanità continuano a essere gli stessi. Mancano gli infermieri, senza i quali i reparti non possono funzionare. E nonostante le tante promesse sulle assunzioni, all’atto pratico, esse non sono state fatte. Un fatto gravissimo, perché se la prima ondata della pandemia è stata arginata anche grazie all’enorme e straordinaria abnegazione degli infermieri e dei professionisti della sanità, tale situazione eccezionale non è detto che possa essere ripetuta oggi, con reparti sempre più sguarniti di personale e lavoratori sempre più stanchi per i turni massacranti da coprire e per quelli coperti fino a oggi.
Non parliamo, poi, della situazione della medicina territoriale, degli “infermieri di famiglia”, che di fatto non ci sono. La situazione è dunque critica, ma al di là delle parole e delle promesse, nulla è cambiato. Ci rendiamo conto che la percentuale in Italia di infermieri è di 5,5 per 1.000 abitanti, mentre nel resto d’Europa arriva a 8,8 e le nostre paghe rimangono tra le più basse del continente?”.
Questo è il quadro che genera la necessità dello sciopero che è stato proclamato per lunedì 2 novembre, dalle 7 di mattina e per 24 ore.

A livello nazionale nell’incontro del 13 ottobre scorso al ministero della Salute tra la delegazione di Nursing Up, guidata dal presidente Antonio De Palma e il ministro Roberto Speranza, le richieste avanzate dal sindacato sono state tutte eluse.
Si legge in una nota: “Il tema del rinnovo del contratto, scaduto nel dicembre 2018, è in alto mare, la valorizzazione del lavoro del personale sanitario è condivisa solo a parole, nonostante il livello delle retribuzioni in Italia sia di oltre il 40% inferiore agli standard medi europei. In Francia e Germania, per esempio, lo stipendio base è di 1.800 euro, in Gran Bretagna e Belgio 2.000 euro. In Italia si ferma a 1.400 euro. Non vengono riconosciuti adeguatamente la specializzazione, il continuo aggiornamento professionale, né il rischio per la salute, nonostante nel comparto sanitario il personale e in particolare gli infermieri siano quelli più a contatto con i malati e quindi a rischio. Non a caso ci sono stati decine di decessi e migliaia di contagi.
Infine, in Italia, secondo recenti stime, mancano in organico 50mila infermieri. Nella nostra Regione la situazione è analoga”.

“Vogliamo che il governo centrale e quello regionale si muovano, subito, perché non c’è più tempo per i cittadini e i lavoratori – conclude Delli Carri -. Muoversi subito vuole dire fare i bandi e le assunzioni più che celermente, perché siamo già in ritardo. Affrontare le nuove necessità di cura se la diffusione del coronavirus dovesse continuare a correre, con l’attuale personale, senza assunzioni e senza le protezioni adeguate, sarà difficilissimo, se non impossibile”.

Ecco le richieste del Nursing Up al Governo

1) Un alveo contrattuale autonomo, con risorse economiche dedicate e avulse dal resto del comparto, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti della categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche.
2) Risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di una indennità professionale infermieristica mensile che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, e che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti dalla pandemia di Covid-19.
3) Risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti a conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che si occupano ai vari livelli di funzione di assistere pazienti con un rischio infettivo.
4) Individuazione di uno specifico contratto/convenzione nazionale di lavoro per l’infermiere di famiglia e immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei presidi ospedalieri e sul territorio, calibrato tenendo conto dei reali bisogni dell’assistenza, con coevo aggiornamento della programmazione degli accessi universitari, posto che, allo stato, mancano più di 53mila infermieri. Nuove norme in grado di agevolare, concretamente, la mobilità del personale tra gli enti del Servizio sanitario nazionale, anche eliminando il “previo placet” al trasferimento dell’ente di appartenenza in caso di disponibilità di posto vacante nell’ente di destinazione.
5) Superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, del vincolo di esclusività, riconoscendo loro il diritto, già esistente per il personale medico, di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le strutture sociosanitarie, le Rsa, le case di riposo, di cura e le strutture residenziali riabilitative.
6) Direttive e risorse economiche finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti sanitari oggetto della presente e riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno quattro ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.
7) Direttive e nuove risorse economiche finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento dei professionisti specialisti e degli esperti, in applicazione della Legge 43/06, e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento, valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati.
8) Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti.

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