Assemblea degli industriali, Bonomi: «Paese fermo per colpa della politica»

 

E’ intervenuto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, all’assemblea degli industriali di Novara-Vercelli-Valsesia, che si è svolta nello stabilimento Sambonet di Casalino ed è stato un intervento senza peli sulla lingua.

«Il nostro è un Paese fermo, perché i partiti pensano alle prossime elezioni e non si danno risposte nel merito ai bisogni del Paese. Bisogna mettere più soldi nelle tasche degli italiani, tagliando le tasse sul lavoro»: è il messaggio lanciato.

«Abbiamo presentato tre mesi fa un progetto che prevede di finanziare con 16 miliardi il taglio del cuneo fiscale per chi ha redditi al di sotto dei 35 mila euro– ha proseguito Bonomi – Ebbene, nessuno ci ha dato una risposta, neppure per contestare le nostre valutazioni. E non regge la scusa che non ci sono risorse per le riforme: il Def ipotizza un extragettito di 38 miliardi e si può pensare di destinarne la metà ad abbassare il cuneo fiscale italiano. La spesa pubblica vale mille miliardi, credo che trovare l’1,6% di questa cifra sia fattibile. Basta volerlo».

Sul salario minimo, presidente di Confindustria nazionale, Carlo Bonomi ha ribadito il suo pensiero: «C’è chi vuole aprire polemiche con noi, ma non è tema che riguarda Confindustria, perché i contratti da noi firmati prevedono paghe orario già superiori. Se lo si vuol stabilire per legge, l’importante è che non tocchi la contrattazione collettiva nazionale, che ha funzionato più che bene. Lo stesso vale per i contratti da rinnovare: negli ultimi due anni abbiamo rinnovato contratti per 4,2 milioni di addetti su 5,5 che fanno riferimento a Confindustria. Ci sono 7 milioni in attesa del nuovo contratto? Beh, 2,8 milioni sono del pubblico impiego (250 mila i nostri) , quindi non ci sta che l ministro voglia sollevare un’altra polemica».

«Già dall’autunno c’erano segnali del rallentamento del rimbalzo dell’economia, le materie prime costavano già di più, l’energia era aumentata – ha aggiunto Bonomi – Ci aspettavamo aiuto da parte della finanza pubblica e invece è stato rifinanziato con 10 miliardi il reddito di cittadinanza. Che possiamo anche condividere la parte che riguarda il sostegno ai più poveri ma che è fallito nella parte di ricerca del lavoro. Quota 100 costa 30 miliardi di risorse aggiuntive e non ha consentito di sostituire neppure quelli che sono andati in pensione, altro che 3 posti nuovi per un pensionato».

In precedenza il presidente di Cnvv, Gianni Filippa, aveva chiacchierato con Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità futura e con il presidente degli industriali piemontesi Marco Gay.

Nel suo intervento, Filippa ha toccato diversi punti ma in particolare ha sottolineato come «ci piacerebbe che gli abitanti delle nostre province considerassero le aziende come un bene da difendere: ogni impresa riveste anche un ruolo sociale e il benessere di un territorio deriva principalmente dalla capacità delle sue imprese di creare valore condiviso».

Foto di Maurizio Tosi

 

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