Caos Coccia, Malerba: «La nascita della Fondazione fonte primaria dei problemi»

Sulla vicenda del Teatro Coccia e sul caos creatosi da tempo (“TgNovara” se ne occupa da mesi), riceviamo l’intervento di Antonio Malerba. Già assessore alla cultura e sindaco di Novara, Malerba fu tra gli artefici della rinascita del teatro.

Della sua analisi condividiamo poco o nulla, soprattutto laddove attribuisce responsabilità senza che vi siano stati pronunciamenti di chi ne ha la competenze: sono dichiarazioni sue, di cui si assume tutte le responsabilità.

Non condividiamo quasi nulla, ma riteniamo che comunque sia il caso di pubblicare l’intervento, che ha comunque il merito di approfondire il dibattito. Ovviamente, siamo a disposizione di quanti vogliano rispondere o intervenire.

* * *

Se uno storico di provincia fra qualche tempo vorrà studiare le vicende recenti del Teatro Coccia non potrà che suddividere la vita del teatro fra un prima e un dopo la nascita della Fondazione Teatro Coccia. Un prima, dalla inaugurazione del 1993 a restauro ultimato e fino al 2004, anno di costituzione della Fondazione, periodo in cui il teatro è stato gestito direttamente dal Comune.

Un dopo, dalla nascita della Fondazione e sino ad oggi, in cui il teatro sembra non avere mai avuto pace, con diversi e gravi problemi di varia natura fino all’apparente caos dell’ultimo anno e mezzo.

Se un forestiero giunto in città, appunto, un anno e mezzo fa avesse voluto farsi un’idea di Novara leggendo i titoli dei giornali locali, ne avrebbe ricavato l’impressione di una città inchiodata per tutto questo tempo alle vicende del teatro Coccia, descritto sull’orlo del dissesto finanziario e paralizzato nel suo organo amministrativo Ma se fosse andato oltre la lettura dei titoli e avesse avuto la voglia e la pazienza di leggere anche gli articoli, con una certa sorpresa avrebbe notato che non è la città ad accapigliarsi sul suo teatro, ma una ristretta cerchia di personaggi, sempre gli stessi: il Sindaco e i membri del Consiglio di Amministrazione (CdA) della Fondazione, autorevoli espressioni della Novara Che Conta (NCC): Imprenditori, Banchieri, Principi del Foro, tutti concordi nell’additare la Presidente della Fondazione come unica responsabile della situazione. Del tutto assenti, invece, quelli che di teatro ne sanno. E gli operatori della cultura cittadina. E sullo sfondo, come spesso accade in questi tempi di passioni tristi, la politica locale che in consiglio comunale replica stancamente la parodia delle baruffe chiozzotte.

Lo storico non potrà che riscontrare come con la gestione diretta del Comune il teatro abbia ben funzionato, sia pure con il ridimensionamento della programmazione delle ambizioni e dei risultati rispetto al periodo 1984/1993. E il buon funzionamento andrà ascritto a tre diversi sindaci e tre diverse amministrazioni di tre diversi colori politici.

Al contrario, non potrà che certificare come dalla nascita della Fondazione in poi il teatro non abbia mai avuto un momento di serenità. Dalla gestione del ridondante personale all’emergere di gravi problemi di indebitamento; dalla presenza di Direttori prima esageratamente osannati e poi pubblicamente sbertucciati non per le vicende artistiche ma per le contestate opacità gestionali; dalla presenza di taluni Amministratori distratti quando tali problemi emergevano e di tal altri prontamente dimissionari per “problemi personali”, quasi un’epidemia, quando contestati; dalla escogitazione di originali triangolazioni negli appalti al conferimento di onerosi incarichi professionali e artistici; dalla ricerca di sponsorizzazioni “istituzionali” e in quanto tali pressoché dovute ma assurdamente costose in termini di provvigioni; dal compiacimento dello Chef prestigioso attraverso onerosi contributi in conto ristrutturazione; dalle donazioni “Art bonus” che renderebbero ai donatori e non al teatro e allo Stato; dalla presenza di contratti di affitto scandalosamente bassi a favore degli inquilini del teatro.

Riscontrati i fatti, lo storico puntuale ne individuerà le cause nell’incredibile auto-spossessamento del Comune dei propri poteri di programmazione e, soprattutto, di controllo amministrativo, avvenuto proprio con il passaggio dalla gestione diretta alla costituzione della Fondazione. Scoprirà che tale passaggio avvenne in omaggio allo spirito del tempo secondo il quale la politica dovesse ritrarsi dalla gestione riservando per sé gli alati compiti di indirizzo. E che tale orientamento all’atto pratico si rovesciò nel suo contrario, con la Fondazione che divenne agile strumento in mano alla politica per l’aggiramento delle norme pubblicistiche in materia di assunzioni del personale, di conferimento di incarichi, di gestione degli appalti e delle finanze.

Il forestiero, che non può ancora avvalersi delle risultanze del lavoro dello storico, sempre più incuriosito cerca di capire di più, di approfondire. Si chiede come sia possibile che un teatro che svolge normalmente la sua attività (la stagione), che ha una gestione caratteristica sostanzialmente positiva (relazione della neo direttrice Baroni), che ha assolto per tempo gli obblighi verso il Ministero che eroga gli indispensabili contributi, venga raccontato così negativamente.

Soprattutto si chiede come sia possibile che questo racconto negativo venga addossato per intero, dal Sindaco e dagli esponenti della NCC (che non sta per noleggio con conducente, anche se gli assomiglia), alla responsabilità della Presidente, rea di scarsa collegialità, di carattere spigoloso e troppo attaccata alle regole formali.

Il nostro forestiero, libero com’è dai condizionamenti vischiosi della vita di provincia, privo di timori reverenziali, legge le carte, interpella gli attori, e scopre che proprio la Presidente, Carmen Manfredda, magistrato di rango anche internazionale, è stata la prima persona investita di responsabilità a provare ad aprire le finestre, a rinfrescare l’aria e a illuminare di luce rischiarante le opache vicende della Fondazione.

Scopre altresì che le responsabilità sono ben altre, in capo a più soggetti e stratificate nel tempo. Responsabilità di Direttori, di membri del CdA, di Sindaci e assessori alla cultura nello specifico.

Della politica cittadina, della NCC, del mondo della cultura più in generale.

Le attuali difficoltà di bilancio, infatti, sono datate nel tempo in maniera precisa e, come certificato di recente dalla neo direttrice Baroni, non riguardano la gestione caratteristica (cioè l’attività teatrale). Hanno origine invece nel “buco” di 1,7 milioni creatosi sotto la direzione Pesta, Sindaco Giordano, e tamponato con anticipazioni di cassa della Bpn (!). Successivamente, la giunta Ballaré non ebbe il coraggio di chiedere conto alla banca di un simile, avventuroso comportamento, e scelse di subire la pretesa della banca di coprire il buco con un mutuo. Oggi il mutuo grava sulle casse del Coccia per 42 mila euro al trimestre, 168 mila all’anno, a fronte di un contributo della banca al teatro di 100 mila. Quindi, con una mano la banca dà e con l’altra leva.

Non solo: dovendo offrire adeguate garanzie per il mutuo, il Comune pensò bene di conferire alla Fondazione l’immobile del teatro. Oggi per l’immobile la Fondazione paga circa 60 mila euro di Imu, più 40 mila di rifiuti, a fronte di un contributo del Comune fino ad oggi di 157 mila. Anche qui, con una mano si dà, con l’altra si riprende.

Questi, dal punto di vista finanziario, sono gli autentici macigni che gravano sul Coccia.

Cosa c’entra la Presidente Manfredda? Assolutamente nulla. Non era ancora Presidente!

Dopo Pesta venne Rapetti. La quale inopinatamente si dimise. Emerse poi che aveva ricevuto delle contestazioni dalla Presidente Manfredda, e ammise candidamente che si occupava soltanto della parte artistica della direzione e non di quella amministrativa, pur essendo sotto contratto e retribuita per entrambe.

Sotto la sua direzione si svolse la vicenda Caffetteria del Broletto, che ancora oggi grida vendetta.

Il Comune infatti – assessore alla cultura Turchelli – decise di assegnare un prestigioso spazio all’interno del Broletto al Circolo dei Lettori di Torino, in via diretta e senza gara. Il nostro forestiero, non senza gran sorpresa, legge sulle gazzette locali che l’assessore Turchelli dichiarò in consiglio comunale che “a giugno 2014 la Fondazione ha identificato il Circolo dei lettori di Torino come partner per la realizzazione della caffetteria e degli eventi ad essa connessi”. Il Circolo dei Lettori emise un bando fra Natale e Capodanno, non pubblicato sul sito del Comune né su quello della Fondazione. Partecipò una sola ditta, appena costituita dal figlio della direttrice amministrativa della Fondazione, che si aggiudicò il prestigioso spazio.

Partita conclusa? Macché!

A fine mandato, l’assessore Turchelli abbandona le fatiche dell’opposizione e va a dirigere il medesimo Circolo dei lettori. Triangolazione perfetta e gol!

Cosa c’entra la Presidente Manfredda? Ovviamente nulla. Non era ancora Presidente.

A questo punto il nostro forestiero, sempre più incuriosito, si chiede quale parte in commedia abbiano svolto gli autorevolissimi membri del CdA, esponenti della NCC.

Constata così quanto fossero distratti all’epoca dell’origine del “buco”, di come invece fossero partecipi ai tempi della triangolazione, e infine di quanto oggi, nella loro crociata contro la Presidente, siano sprovvisti di solide ragioni.

Sostengono, infatti, che il teatro è paralizzato e messo a rischio dal comportamento della Presidente.

Quand’anche fosse vero – ma già il forestiero ha appurato che la stagione teatrale c’è e funzionante, il bilancio caratteristico è in ordine, gli adempimenti col Ministero assolti – i membri autorevolissimi del CdA potrebbero, con una assunzione di responsabilità e di impegno fattivo per il teatro – avvalersi dell’art. 18   dello Statuto vigente che dà loro il potere di pretendere la convocazione del CdA, di fissare gli argomenti da discutere e di deliberare a maggioranza.

E dunque, semmai ci fosse paralisi, ne sarebbero i primi responsabili per non aver messo in atto quanto lo Statuto consente loro di fare. Andrebbero, loro sì, commissariati senza indugio!

Senza tacere dei precedenti amministratori che si sono dimessi, tutti, per problemi personali, non appena la presidente sollevò il caso delle donazioni al teatro attraverso gli Art Bonus. Donazioni che – secondo quanto ravvisato dalla presidente e da lei trasmesso alla Procura della Repubblica (eccoli, i formalismi deleteri!) – si risolverebbero in un vantaggio economico per i donatori e in un danno per lo Stato.

Non si trattava anche in questo caso di “paralisi” del CdA, ma piuttosto di un evidente conflitto di interessi, essendo due membri del CdA dimissionari imprenditori che beneficiavano degli Art Bonus.

Forse si attendevano un comportamento omissivo dalla Presidente?

Evidenti le responsabilità dei vari Sindaci: da Giordano, principale sponsor di Pesta , a Ballarè che asseconda lo chef e triangola, per ultimo Canelli, che dapprima si mostra orgoglioso della sua scelta di nominare Manfredda e poi, di pasticcio in pasticcio, si appiattisce sulla NCC.

Ecco, la NCC. Sempre pronti i suoi esponenti a dedicarsi “per spirito di servizio” e per “amore di Novara”, salvo avere poco tempo, distratti, e ombrosi se destinatari di pertinenti osservazioni sul loro operato.

E la politica tutta, da destra a sinistra, con una menzione speciale per i leghisti, che tanto più parla del “popolo” quanto più si accompagna ai salotti buoni, ansiosa di riconoscimento e di legittimazione.

E così ad amministrare il teatro negli anni vengono chiamati sempre i grandi nomi della NCC, mentre gli esperti e gli intenditori di teatro e di cultura restano sempre fuori.

E infine il mondo della cultura. Ormai il nostro forestiero non si tiene più e nella sua ricerca va ancora più a ritroso. E scopre che per salvare il teatro Faraggiana si era mobilitato una vasto schieramento di appassionati, di artisti, di operatori della cultura. Che ora, sazi di vittorie, stanno zitti.

Al nostro storico non rimarrà che trarre amare conclusioni.

Che errore fu la creazione della Fondazione! Con la gestione diretta del Comune non sarebbe stato possibile fare un buco di bilancio così grosso, né tamponarlo con anticipazioni di cassa della banca. Il Comune deve assumere per tempo i propri impegni di spesa e deliberare in base alle risorse certe a disposizione. E non sarebbe stata possibile la triangolazione negli appalti, né le generose spese a favore di terzi, né le sponsorizzazioni a vantaggio degli sponsor.

E d’altra parte, rinomati teatri di tradizione di città rilevanti sono rimasti in capo al Comune per la gestione, secondo l’elementare principio democratico per cui ad un potere debba necessariamente corrispondere una responsabilità. Nel caso della Fondazione, gli amministratori sono sì responsabili civilmente e, nel caso, penalmente, ma non lo sono politicamente ed elettoralmente, laddove l’unico responsabile di fronte ai cittadini è il Sindaco.

Mentre al nostro curioso forestiero non rimane che chiedersi per quale ragione, potendo agire a norma di Statuto vigente, il Sindaco Canelli si sia impantanato nel pasticcio del nuovo Statuto della Fondazione: una costruzione iper burocratica, con ben cinque organismi chiamati a dire la loro sul funzionamento e la programmazione del teatro!

A meno che, si chiede il forestiero, avendo assunto il nuovo Statuto il principio del “simul stabunt simul cadent”, non sia soltanto lo stratagemma per liberarsi della Presidente.

Ma allora perché chiedere il commissariamento da parte della Prefettura? Forse perché la procedura per il nuovo Statuto era viziata dall’origine, come segnalato dalla Presidente?

E su quali presupposti giuridici potrebbe darsi il commissariamento, in assenza di violazioni statutarie, tanto meno di conclamata inoperatività della Fondazione?

Insomma, riflette perplesso il forestiero, sembra una triste vicenda dove le lese maestà di lor signori la vogliano far pagare alla Presidente rea di cotanto oltraggio.

A meno che, con un colpo di… teatro, il Sindaco Canelli non volesse impiegare quanto resta del suo mandato per fare l’unica cosa giusta suggerita dalla storia del Coccia: adoperarsi per arrivare allo scioglimento della Fondazione e riportare la gestione del teatro in capo al Comune.

Anche lo storico, fra qualche anno, potrebbe concludere il suo lavoro raccontando un lieto fine.

  Antonio Malerba

 

 

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