Casa Bossi, ecco il piano del Comune

Per l’amministrazione comunale, la questione è chiara: o si trova il modo di trovare una partnership con i privati oppure Casa Bossi resta così com’è, anzi destinata a degradarsi ulteriormente.

Questa mattina, martedì, nella competente commissione consiliare il sindaco Alessandro Canelli ha illustrato il progetto che andrà a definirsi nel tempo (non prima della prossima primavera): il conferimento di Casa Bossi e dell’ex Macello (un’area che il Comune vuole vendere ma che ha visto due bandi andare deserti) a un fondo creato insieme a Ream Sgr (una società di gestione immobiliare partecipata da Fondazione Crt e Fondazione Cassa di risparmio di Asti con il 30% del capitale ciascuna; Compagnia di S. Paolo, Cassa di risparmio di Vercelli e Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo con poco meno del 10%; Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria e Fondazione Cassa di risparmio di Fossano con il 5% a testa e Fondazione sviluppo e crescita Crt con meno dlell’1%) finanziato da Invimit (una società interamente partecipata dal Ministero economia e finanze).

«Mentre dell’ex Macello abbiamo già una valutazione (nel bando del 2015 era di 3,6 milioni, ndr), per Casa Bossi abbiamo chiesto l’intervento dell’Agenzia del Demanio – ha spiegato ai commissari Canelli – Per far questo, però, dobbiamo inserire Casa Bossi nel Piano delle alienazioni, delibera che verrà, portata nel consiglio comunale di venerdì».

Il project financing di Ream è all’attenzione degli uffici comunali, ma alcuni passaggi sono già noti, Ad esempio, il Comune avrò una quota proporzionata al valore dei suoi apporti e una parte di Casa Bossi sarà riservata alle attività culturali dell’attuale associazione che in questi anni ha mantenuto vivo l’edificio antonelliano. Lo ha assicurato pubblicamente il sindaco, rispondendo alle sollecitazione di Milù Allegra, Rossano Pirovano e Sara Paladini (tutti e tre Pd).

Si tratta, e non potrebbe essere diversamente, di un percorso appena iniziato e che potrebbe anche modificarsi nel corso del tempo, ma probabilmente è l’occasione per rigenerare Casa Bossi e l’ex Macello, per la messa in sesto dei quali ci potrebbero volere dai 30 ai 40 milioni. E questa amministrazione non può permetterselo.

Una questione non secondaria è stata sollevata da Paola Vigotti (M5S) e cioè come si può vendere un bene che il lascito voleva restasse pubblico. Il direttore generale del Comune, Roberto Moriondo, ha spiegato che «il vincolo si riferisce a fini socio-culturali. Ho personalmente chiesto all’ufficio legale della Regione come si può provvedere e mi è stato spiegato che, per rispettare il lascito, è sufficiente che i ricavi vengano destinati a quei fini».

L’abbinata Casa Bossi-ex Macello è stata necessaria per rendere appetibile l’operazione a Ream: l’operazione solo sull’edificio antonelliano, con i suoi vincoli e la destinazione d’uso (anche) per attività culturali non sarebbe stata sufficiente.

In un mondo perfetto Casa Bossi sarebbe stata recuperata e gestita direttamente dal Comune. Ma questo in cui viviamo non è un mondo perfetto e dunque occorre piegarsi alle esigenze del tempo: ormai, senza l’intervento dei privati non si fa più nulla.

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