Centenario della Vittoria, ricordo del gen. Zoppi

Gentile Direttore,

nei prossimi giorni avranno inizio gli eventi commemorativi della fine della prima guerra mondiale e gli eventi celebrativi della cosiddetta “Grande Vittoria”.

Una commemorazione straordinaria, ovviamente irripetibile: il primo centenario.

Certamente una ritualità di parole e gesti scontati, ma pur sempre necessaria per mantenere il collante spirituale fra i nonni del fronte e i loro nipoti e fra costoro e i loro figli.

Culto della memoria.

Il gen. Zoppi

Ma seppur “d’obbligo”, vorrei che fosse una ritualità almeno scevra delle “rituali” retoriche delle sublimi prodezze e delle vili codardie, convinto che, in quella terribile mattanza del ’15-’18, non ci furono eroi e codardi, ma solo poveri ragazzi gettati in circostanze che li avrebbero proiettati, a caso, nella storia dei virtuosi o in quella dei dannati.

In questo senso vorrei che tutto il Paese, quindi tutta la cittadinanza di Novara, si riunisse compatta sotto l’unico grande sacro simbolo nazionale: il grande tricolore.

Che però, a Novara, non può essere quell’asfittico francobollo verde-bianco-rosso che soffre alla cima di un pennone vigoroso (questo sì virile ed imponente, ma purtroppo vigoroso…. solo lui) sul bastione del castello di Piazza Martiri.

Possibile che le casse pubbliche o quelle di competenza non riescano a intervenire secondo bisogno e dignità?

Un unico grande tricolore che richiami al rispetto, al cordoglio e alla riconoscenza collettiva sia coloro che al Piave arrivarono con il fiatone della ritirata sia coloro che sul Piave esalarono il loro ultimo respiro sia coloro che su quelle onde di fiume dispiegarono la loro energia rinnovatrice.

Senza dimenticare le migliaia di giovani “prigionieri”, non certo raminghi nelle carceri nemiche per desiderio o viltà, ma per imperscrutabile destino.

Un unico grande tricolore che non sia macchiato da puerili e miserevoli “distinguo” –purtroppo ancora attuali per persistente ipocrisia e perenne malsana ideologia- per cui un generale (novarese di nascita) dei più arditi combattenti per le sorti d’Italia non viene mai ricordato per il suo coraggio, per il suo senso del dovere e del sacrificio, perché, DOPO la fine del conflitto mondiale, ha ritenuto di aderire al movimento fascista.

E’ il generale Ottavio Zoppi ad onore del quale il Senato della Repubblica nella seduta del 20 marzo 1962 sentenziò all’unanimità: “Il generale Zoppi è stato non solo un soldato esemplare, ma un ufficiale generale di alto prestigio, un generale «vado a vedere», «venite dietro di me», sempre di esempio ai suoi soldati, di coraggio, di fermezza, di serenità, di amore alla Patria. Egli rappresenta una delle figure più belle della storia della nostra Patria ed ha pertanto motivo e diritto al sentimento profondo della nostra riconoscenza.”

Lete, fiume dell’oblio…. che tu possa inaridire.

 

Guasco Bruno

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