Coccia, come la Prefettura ha smontato le tesi dell’ex presidente

Fino all’ultimo la ormai ex presidente della Fondazione Teatro Coccia, Carmen Manfredda, ha cercato di evitare l’azzeramento del Cda da parte della Prefettura. La sua memoria difensiva, però, è stata bocciata punto per punto dal Prefetto Rita Piermatti (nella foto).

Per Manfredda il controllo della Prefettura sulla Fondazione avrebbe dovuto fermarsi alla legittimità degli atti assunti e non entrare nel merito se il Coccia funzionasse o meno; anche perché, secondo l’ex presidente, non vi sarebbe mai stata alcuna disfunzione dell’attività del cda, visto che alcuni provvedimenti, anche recentemente, erano stati assunti (il riferimento è all’approvazione del bilancio per il Ministero e la firma del prestito-ponte con Banco Bpm). Inoltre, la crisi gestionale sarebbe riconducibile a una fisiologica dialettica e in ogni caso il venir meno del rapporto fiduciario tra fondatore (cioè il sindaco) e presidente esula dai poteri prefettizi di revoca.

Per la Prefettura sono tutti tesi da respingere. In primo luogo, perché “i quattro quinti dei consiglieri non intendono normalizzare il funzionamento del cda sino a dimissione della presidente richieste ripetutamente”; perché “hanno partecipato solo per senso di responsabilità ai due citati consigli d’amministrazione” (come da memorie inviate), determinando “un vulnus insuperabile alla richiesta di maggioranza delle delibere” da approvare, come da statuto.

Carmen Manfredda

Inoltre, per il Prefetto è nei suoi poteri agire perché l’art 25 del codice civile (citato dalla stessa Manfredda a sostegno delle sue tesi) prevede che “l’autorità governativa… provvede alla nomina e alla sostituzione degli amministratori o dei rappresentanti… quando le disposizioni contenute nell’atto di fondazione non possono attuarsi”. Cosa che, per la Prefettura, è pacifica: il Cda non può funzionare e quindi le norme statutarie non possono essere attuate.

Per quanto riguarda i rapporti sindaco-presidente, la Prefettura afferma che la cosa non è stata considerata nell’assunzione del provvedimento.

In sostanza, lo scontro tra Manfredda e gli altri quattro è tale per cui la Fondazione è impossibilitata a operare e dunque la Prefettura (che non ha espresso alcun giudizio su eventuali responsabilità) non poteva far altro che azzerare tutto.

Una situazione che avrebbe potuto essere risolta tempo addietro, sia con un intervento diretto dell’amministrazione comunale, sia con un passo indietro della stessa presidente Carmen Manfredda. Che, per la verità, le sue dimissioni le aveva annunciate quando era stata messa in minoranza dall’allora Cda sulla scelta del direttore: in quattro avevano scelto Calbi, solo lei voleva Gianna Fratta. A fronte di quella decisione, Carmen Manfredda aveva preannunciato le proprie dimissioni. Che però non vennero mai state formalizzate.

Nel frattempo, Manfredda ha più volte annunciato che avrebbe fatto ricorso al Tar contro la decisione della Prefettura. La vicenda, dunque, non è ancora finita.

Attilio Barlassina

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