Coccia, ecco perché è stato respinto il ricorso di Fratta

E’ esattamente di 20 pagine l’ordinanza con la quale il giudice del lavoro, Marta Criscuolo, ha rigettato il ricorso di Gianna Fratta contro la decisione della seconda commissione instituita dalla Fondazione Coccia che non la riteneva idonea “in quanto, pur in possesso di ottimi titoli musicali, non risulta aver ricoperto incarichi di responsabilità nel settore dell’organizzazione e gestione di istituzioni teatrali”. Inoltre Gianna Fratta deduceva “plurimi e gravi inadempimenti imputabili alla Fondazione, quali in primis l’immotivata ed arbitraria decisione di non procedere alla sua nomina dopo la rinuncia di Antonio Calbi, che avvalora l’illazione che ella fosse non gradita alla maggioranza dei consiglieri nonostante lo stesso Consiglio, fino alla rinuncia di Calbi, l’avesse ritenuta capace di ricoprire tale incarico tant’è che non l’aveva esclusa come aveva fatto con gli altri sette concorrenti giudicati idonei dalla commissione valutatrice”.

Gianna Fratta

La musicista, attraverso i suoi legali (l’avv. prof. Paolo Scaparone, l’avv. Jacopo Gendre del foro di Torino e l’avv. Ignazio Pagani del foro di Novara) aveva chiesto la dichiarazione di inefficacia di tutti quegli atti che avrebbero poi portato alla nomina di Corinne Baroni. Il ricorso ex art. 700 non era stato accolto ed ecco che oggi, giovedì, si è tenuta l’udienza di merito.

Nella sua ordinanza, il giudice Criscuolo parte dall’assunto che il bando perlla nomina del direttore non era procedura concorsuale, con una sua graduatoria, ma una mera manifestazione d’interesse, cosa che era stata accettata da tutti i concorrenti, Fratta compresa. E nota che la commissione “non esplicitava le motivazioni della propria valutazione, non dava conto di come la stessa avesse proceduto nel proprio lavoro, né di un raffronto analitico dei singoli candidati”. Cosa che portava poi il nuovo Cda a istituire una nuova commissione “stabilendo la predeterminazione dei criteri generali di valutazione dei candidati….considerando un buon mix di competenze gestionale e artistica, sia nel campo lirico, sia in quello della prosa, nonché l’esperienza maturata nella conduzione di un’istituzione culturale di complessità e importanza equivalenti a quelle del Teatro Coccia”.

Per il giudice “la comunicazione di avvio di una selezione… assume la natura di mero invito a proporre, dal quale non sorge alcun vincolo giuridico comportante obblighi di assunzione da parte del datore di lavoro”. Inoltre “manca un bando di concorso, manca una procedura concorsuale vera e propria, mancano criteri di valutazione oggettivi e non ampiamenti discrezionali per stilare una graduatoria dei manifestanti interesse, non è previsto che venga stilata una graduatoria, non è previsto che vi sia un vincitore del concorso cui venga, all’esito delle prove, riconosciuto il diritto di ricoprire l’incarico, ma che vi siano soltanto degli idonei tra i quali, a sua discrezione, il CdA resta libero di individuare colui che ritenga più confacente a ricoprire l’incarico, strettamente fiduciario, di Direttore; e viene altresì espressamente previsto che il solo giudizio di idoneità non dà diritto a pretendere alcunché”.

Antonio Calbi

Così, una volta che Calbi aveva rifiutato la nomina “sembra difficilmente affermabile che potesse esservi per il CdA un obbligo contrattuale di scorrimento di un’inesistente graduatoria ovvero l’obbligo di nominare la Fratta… Deve allora ammettersi, come proponevano i Consiglieri Boroli e Cristina nella seduta del 18.4.2018, che, a seguito della rinuncia del Calbi, potessero riconsiderarsi le candidature di tutti gli altri otto idonei, non scelti, non essendovi graduatoria”.

In ogni caso, che Fratta “non possedesse i requisiti di cui la seconda commissione valutatrice l’ha ritenuta priva e su cui ha fondato il giudizio di inidoneità”… “viene ammesso dalla stessa ricorrente”.

Le spese di lite vengono compensate.

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