Coccia, la commissione sancisce la definitiva rottura Comune-Manfredda

Se ancora ce ne fosse stato bisogno, la commissione consiliare sulla Fondazione Teatro Coccia di oggi pomeriggio, mercoledì, ha fornito l’ennesima conferma del totale distacco tra la presidente del Coccia, Carmen Manfredda, e il Comune di Novara che, nella persona del sindaco, l’ha nominata.

Manfredda da una parte, tutti gli altri dall’altra, con la direttrice del teatro, Corinne Baroni, che probabilmente deve chiedersi “Ma dove sono capitata?”.

Un equivoco di fondo, ovvero il testo della convocazione della commissione troppo generico, ha impedito che si affrontasse il vero tema, sollevato da una preparatissima e documentatissima Sara Paladini (Pd), spalleggiata dal neo capogruppo dem Rossano Pirovano: ovvero, i conti del Coccia.

Che comunque sono emersi ugualmente, quando Paladini ha contestato il venir meno, rispetto alle previsione di inizio anno, quando il caso-Coccia non era ancora deflagrato, di 150 mila euro della Fondazione Bpn, di 100 mila della Fondazione Crt, di 50 mila della Regione e degli aiuti die privati sotto forma di Art Bonus. Un ‘buco’ che ha fatto sì che la Fondazione assommasse debiti per diverse centinaia di migliaia di euro. E la presidente non ha potuto rispondere alla domanda dell’assessore alla cultura Emilio Iodice: «Stante l’attuale statuto, come pensa di poter rimettere in sesto la situazione?».

Una risposta che non è arrivata neppure ad Arduino Pasquini che aveva chiesto di chi fosse la cola per la “fuga” dei finanziatori.

Sui debiti Corinne Baroni ha detto che «abbiamo aperto una linea di credito, scontando i crediti con le istituzioni che vantiamo», ma la stessa direttrice non ha potuto non sottolineare come «un primo obiettivo è quello di ricostituire i rapporti con il territorio e ripulire l’immagine un po’ appannata del teatro». Una situazione che in molti hanno ricondotto alla responsabilità di Carmen Manfredda, cosa che l’interessata ha sempre respinto con vigore.

Alla presidente Manfredda, evidentemente, interessava in particolare un argomento, quello del nuovo statuto.

Sollevando l’ira dei commissari, ha sostenuto l’incompetenza del consiglio comunale di approvare il documento («Spetta al Cda») e, soprattutto, l’impossibilità che a chiederne la registrazione in Prefettura sia il Comune: «Spetta al legale rappresentante della Fondazione, cioè a me. Quindi quello statuto non potrà mai entrare in vigore». E’ stata smentita dal dirigente comunale Davide Zanino, che le ha ricordato come «in caso di socio unico, come è il Comune per la Fondazione, può essere lo stesso socio a chiederne la registrazione: Cosa che avverrà a breve». E soprattutto è stato l’assessore Mario Paganini a difendere l’operato del segretario generale Giacomo Rossi (chiamato in causa direttamente da Manfredda) e del consiglio comunale: «La proposta di nuovo statuto non solo è legittima ma addirittura doverosa, per adeguarlo al mutamento della normativa».

Carmen Manfredda ha sostenuto in aula «di essere sempre stata l’unica a rimanere sempre ferma sulle posizioni di legalità», per poi aggiungere al cronista, a margine della commissione, che «lo scontro con il sindaco è nato perché io sono sempre rimasta ferma nel sostenere la massima legalità e non mi sono piegata al volere di altri».

Sta di fatto che di finanziamenti di privati, di banche o fondazioni Il Coccia non ne vedrà finché permarrà questa situazione.

Attilio Barlassina

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