Coccia, la verità di Renata Rapetti

Per un anno non ha detto una parola, non ha risposto ad attacchi e insinuazioni (ricordiamo un intervento dell’allora presidente della Fondazione Coccia Carmen Manfredda che attribuiva i meriti dei buoni risultati del teatro a tutti fuorché a lei), ma questa volta, lunedì, dopo le dichiarazioni in commissione dell’attuale direttrice del teatro, Corinne Baroni, l’ex direttrice Renata Rapetti non ce l’ha fatta a mantenere il suo aplomb.

Pur con la consueta classe, Rapetti ha voluto mettere i puntini sulle “i”, partendo dalla questione, di recente esplosa, del numero dei biglietti taroccati. Baroni aveva risposto alle accuse sostenendo che si trattava di prassi comune ma che lei, in ogni caso, aveva firmato degli accordi per l’acquisto dei biglietti in precedenza rispetto agli spettacoli.

Carmen Manfredda e Renata Rapetti

«Non è vero che fosse prassi comune al Coccia – ha detto Rapetti – Anche perché non ne avevamo bisogno. La promozione io la intendevo come lo sfruttare quegli spettacoli che per loro natura attiravano meno invitando associazioni, studenti, gli iscritti all’Università della Terza età: si faceva conoscere il teatro e si sperava che restassero affascinati e poi tornassero. E poi inventavo qualcosa di aderente al progetto: ad esempio, per il “Mosè in Egitto”, proprio per le tematiche che proponeva l’opera, avevo pensato a coinvolgere la Diocesi e il Museo Egizio di Torino. Via io, non se ne è fatto nulla».

«Bisogna poi tener presente che è lo stesso Ministero che chiede ai teatri di proporre opere meno note – ha continuato Rapetti – Ho letto poi di cifre (11 o 7 mila euro) a disposizione della direzione per l’acquisto dei biglietti per riempire la sala: ebbene, mai ho saputo di una cosa simile. Forse, se devo fare ipotesi, erano soldi messi da parte per pagare i diritti Siae per gli inviti in occasione delle “prime”, quando si ospitano le autorità, gli amici dei cantanti, i manager e così via».

Corinne Baroni

“Sistemata” Baroni e la questione dei biglietti, Renata Rapetti si toglie un altro sassolino delle scarpe. «Ho letto che sarei responsabile di alcuni spettacoli “deboli” di questa stagione, ma anche questo non è vero, al massimo è la stagione di Matteo Beltrami. E’ lui che ha dichiarato in conferenza stampa che la stagione sarebbe stata più ricca, con tre opere in più, sei concerti e via dicendo. Vista la situazione economica, forse era meglio ridurre, non ampliare. Io ho scelto “Fantasio e Fortunio”, secondo la strada intrapresa da anni, con la produzione di opere contemporanee. Ma bisognava lavorarci sopra, seguire la produzione, magari tagliarne la durata; e in ogni caso io avevo scelto Fabio Ceresa come regista e invece è cambiato: non era più il mio progetto».

«Sono stata accusata di aver speso troppo per Aida – ha spiegato l’ex direttrice – Si è trattato di 348 mila euro, ma per tre rappresentazioni e con 100 mila euro di sponsorizzazione della Crt. In più, c’è stato un passaggio sulla Rai ed è stato realizzato un cofanetto che ora è in vendita alla Scala. In ogni caso, tengo a ribadire che le mie gestioni caratteristiche, ovvero i conti della stagione, erano sempre stati in utile. E colgo l’occasione di questa conferenza stampa per ringraziare tutti quegli sponsor che negli anni passati mi hanno dato una grossa mano e solo per il bene del Coccia».

Matteo Beltrami

Ed ecco la confessione finale: «Mi pento di aver dato le dimissioni, un anno fa. C’era un clima che non mi piaceva, c’erano intromissioni che non andavano bene, c’era da litigare perché qualcuno come Matteo Beltrami voleva prevaricarmi. E così ho pensato che le dimissioni fossero la soluzione…».

Rapetti ha parlato e forse non lo farà più per chissà quanto tempo. Per contro, ha lanciato una proposta interessante: un confronto pubblico con tutti gli altri “attori” della vicenda, da Manfredda a Beltrami a Baroni.

Una nota a margine: all’inizio della conferenza stampa di questa mattina, si è presentata Silvana Sateriale, responsabile amministrativa, accompagnata dall’avvocatessa del Coccia (che forse è anche il suo legale). A che titolo non si è capito (“Sono qui solo per ascoltare”), ma forse è il segno del clima di tensione che serpeggia a teatro. O della paura che Renata Rapetti dicesse chissà che cosa. Le è stato spiegato che era un incontro riservato alla stampa e se ne è andata.

Attilio Barlassina

Love
Haha
Wow
Sad
Angry

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here