Coccia, per Atelli «ci sono elementi che lasciano ben sperare»

L’unica, vera, notizia emersa dalla parte finale del consiglio comunale di oggi pomeriggio, mercoledì, dedicato alla Fondazione Coccia è arrivata negli ultimi minuti da Massimiliano Atelli, presidente del Cda nominato dal Prefetto: «Ci sono elementi positivi emersi negli ultimi tempi che possono lasciare immaginare che si possano trovare soluzioni per il Coccia. Spetterà comunque al prefetto prendere una decisione a fine mese, in base ai risultati dal lavoro svolto dal Cda».

Questi elementi positivi sono fanno riferimento al “riavvicinamento al teatro”, così è stato definito, dagli sponsor: il sindaco Alessandro Canelli ha ricordato «i 50 mila euro di Mirato, i 150 mila della Fondazione Crt, i 350 mila della Regione».

Il che può andar bene nell’ottica di tappare i buchi nel bilancio della Fondazione, ma non può essere rassicurante in prospettive, se à vero (ma i numeri vanno cercati con il lanternino: non esiste alcun preventivo ufficiale per il 2019, o almeno chi scrive non è stato in grado di recuperarlo) che si parla di un deficit superiore al milione di euro.

Ma i conti (e a farli ci ha provato Sara Paladini, del Pd) parlano di una stagione da 1,3 milioni di euro di costi (prosa esclusa) e di spese fisse per un altro milione di euro. Cifre comunque insostenibili, a fronte anche del rischio che dal botteghino arrivino incassi inferiori alle attese.

Dal canto suo, la direttrice Corinne Baroni ha palato di prospettive, di progetti, ma, non incalzata da nessuno dei consiglieri, non è entrata nel merito della stagione dei costi di alcuni spettacoli (150 mila euro per l’evento con Cannavacciuolo, ad esempio) o di come alcuni spettacoli stiano richiamando poche prenotazioni.

L’unico spunto è arrivato dal giudizio espresso sui problemi avuti, soprattutto dal punto di vista dell’immagine, dal teatro nel corso dell’ultimo anno: «Sui giornali si è parlato del Coccia solo in termini negativi, senza accennare al grande sforzo compiuto da noi». Colpa dei giornalisti, dunque. E pensare che chi scrive è convinto di essere stato molto blando nei giudizi e nell’evitare quelle polemiche che avrebbero potuto gettare ulteriore cattiva luce sul teatro e sulla Fondazione, proprio per amore del Coccia. E sì che si sarebbe potuto parlare del criterio con cui i creditori venivano pagati, sul giro che porta uno spettacolo a Novara in cambio di un altro (di amici…) in quell’altro teatro, delle sciagurate scelte di cartellone, con tante opere in più quando già si sapeva che i soldi non sarebbero bastati neppure per coprire le spese delle recite già programmate. Ma, carte alla mano, verrà anche il momento per inchieste giornalistiche più approfondite.

In tre ore di consiglio comunale è passata sotto silenzio un’affermazione di Atelli che ci ha lasciato basiti: «Quando siamo arrivati alla Fondazione, abbiamo chiesto a quanto ammontassero i debiti, chi fossero i creditori: ebbene, non è stato possibile avere certezze». E allora, sorge spontanea la domanda, che ci stanno a fare fio di professionisti a libro paga del Coccia?

Attilio Barlassina

 

Fotogallery di Maurizio Tosi

 

 

 

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