Coccia, settimane contate per lo statuto

Che il punto nodale di tutta la vicenda che ha portato al caos della Fondazione Coccia sia l’art. 25 dello statuto (quello che prevede responsabilità gestionali e artistiche per il direttore) è un fatto ormai acclarato. E infatti tutti, a partire dal sindaco Alessandro Canelli per arrivare alla presidente della Fondazione Carmen Manfredda, si sono detti pronti a modificarlo.

Il che sa un po’ di beffa per Renata Rapetti che è stata allontanata per il fatto che non aveva più intenzione di svolgere un ruolo gestionale.

Ma la modifica dello statuto e altri aggiustamenti formali (l’aver sistemato il punto che riguarda i soci sostenitori) non ha fatto passare in secondo piano, nella commissione consiliare di questa mattina, la preoccupazione sul fatto che la grande attenzione rivolta alla lirica faccia passare in secondo piano la prosa.

Preoccupazioni tutt’altro che fugate dall’intervento di Carmen Manfredda: «La prosa deve autofinanziarsi, non può aggravare il bilancio del Coccia. E se magari un grande nome può fare da richiamo mediatico, se non porta nulla in cassa è controproducente. Del resto, il nostro è un teatro di tradizione, che ha come mission lirica e musica; la stagione di prosa non è nemmeno complicata da organizzare, basta comprare gli spettacoli».

Idee della presidente o di tutto il Cda?

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