Con il Covid in autunno fioriscono… i runner

Li riconosci dal sedere floscio. Sono sbocciati in primavera, appassiti in estate, rifioriscono ora, nella stagione in cui la restante natura si prepara al sonno invernale. Sono i runner del lockdown. Si aggirano per lo più da soli o in coppia, raramente in branco. Prediligono i parchi, ma si adattano facilmente anche ai marciapiedi delle città. Quando li incroci, spesso ondeggiano di qua e di là in modo scomposto prima di decidere da che lato passare. Qualcuno addirittura geme, sudato marcio nella sua tutina, non pochi sbuffano disseminando variegati fluidi corporei. I più accorti fanno in modo, nel loro impeto, di non strusciarsi addosso all’ignaro passante, ma qualcun altro proprio non ce la fa a prendere una rotta stabile e si fa largo come può.

La chiusura delle palestre e dei centri sportivi ha messo per strada, in senso letterale, una quantità di gente, tra cui anche i “corridori della domenica”. Costoro, qualche rischio comportano; ma soprattutto bisogna diffidare da chi non ha mai praticato sport se non il biliardo, è sempre andato al bar sotto casa in auto, e scopre invece dentro di sé una passione incontrollabile per il movimento proprio in coincidenza con le chiusure da covid. Osservategli le chiappe, è un sistema pressoché infallibile per riconoscerli e sistemare bene la propria mascherina. Perché loro, in quanto sportivi, non sono tenuti a portarla.

Mario Giarda

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