Confindustria, Filippa: “Possiamo lavorare in sicurezza, i dipendenti sono un nostro patrimonio. Ora si riparta”

Gianni Filippa, presidente di Confindustria Novara, Vercelli Valsesia

“Il motore produttivo del territorio deve iniziare a ripartire”. Lo sostiene il presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, Gianni Filippa in una nota inviata in mattinata, con la quale intende stimolare all’arrivo della fase 2 per salvaguardare il patrimonio produttivo del territorio.

 

“Siamo di fronte – spiega – a due tipi di emergenze e di problematiche: quella sanitaria e quella economica. Non voglio entrare nel merito delle prime, che non sono di mia competenza. Voglio però ringraziare sinceramente tutto il personale sanitario che si sta prodigando con un senso di responsabilità e una dedizione che vanno bel oltre la dimensione del dovere. Un altro aspetto fondamentale, a questo riguardo, è la salute dei nostri collaboratori: per noi è un vero e proprio “patrimonio”, di cui non possiamo permetterci di fare a meno e per il quale dobbiamo avere la massima cura. Per questo le nostre aziende hanno attivato tutti i protocolli per lavorare in sicurezza”.

 

“Sull’emergenza economica – prosegue Filippa – deve invece essere chiaro che non abbiamo a che fare con una crisi dovuta alla mancanza di domanda o di offerta, ma al blocco delle attività per oltre un mese in un settore che rappresenta oltre il 50% del Pil italiano, e che sta portando a una crisi di liquidità soprattutto nelle piccole imprese, ma anche tra gli artigiani, i commercianti, gli operatori del turismo e della ristorazione. Molte aziende nostre associate stanno affrontando difficoltà di varia natura, dovute sia ai problemi dei fornitori, che stanno “a monte” della filiera produttiva e che andranno aiutati, sia a quelli dei clienti, che stanno “a valle” e che nella migliore delle ipotesi ci chiederanno dilazioni di pagamento. Si tratta di un aspetto molto serio, che va oltre la dimensione finanziaria, perché se perdiamo un ordine ce ne facciamo una ragione, ma quando perdiamo un cliente non lo recuperiamo più e rischiamo, una volta finita l’emergenza, di dover proseguire la cassa integrazione non a causa del virus ma per mancanza di mercato, con conseguenze che possono arrivare fino al fallimento. Dobbiamo ricominciare a produrre reddito, perché non si può vivere solo di debito. Le industrie nostri concorrenti tedesche, cinesi e turche in queste settimane stanno lavorando e ci stanno portando via clienti e opportunità”.

 

“Sempre in tema di economia – conclude Filippa – dobbiamo anche iniziare a pensare al futuro. Vanno quindi fatte ripartire le opere pubbliche e i cantieri, ma alla condizione che vengano drasticamente ridotti i tempi degli appalti e che nelle ristrutturazioni edili vengano incentivati gli investimenti in risparmio energetico e in domotica, favorendo più possibile lo sviluppo delle tecnologie e delle connessioni, nelle case come nei capannoni: non possiamo parlare di smart working se poi in molti Comuni manca ancora la banda larga… Dobbiamo, infine, cogliere questa occasione per cercare di risolvere il problema della burocrazia, che gli stessi cittadini che per settimane hanno atteso l’erogazione dei 600 euro hanno potuto toccare con mano. Un plauso va ai nostri amministratori locali, che non si sono fatti imbrigliare e che in pochi giorni hanno distribuito i buoni spesa a molte famiglie bisognose”.

 

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