Convegno sulla violenza psicologica sulle donne

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Università del Piemonte Orientale, con promotrici dell’evento la prof.ssa Patrizia Zeppegno (nella foto, direttrice della Struttura di Psichiatria dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Novara, Dipartimento di Medicina Traslazionale UPO), la prof.ssa Fabrizia Santini e la prof.ssa Roberta Lombardi (Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali UPO), ha organizzato per una giornata di studio e riflessione sul tema: “Impedire la cultura – una violenza sommersa”.  L’evento è stato patrocinato dal Comune di Novara, dal Comune di Alessandria, dalla Consulta Pari Opportunità di Alessandria, dal Club Soroptimist, dall’Azienda Ospedaliera di Alessandria, dal Centro Studi Cura e Comunità per le Medical Humanities e naturalmente dall’Aou di Novara.

Una attenzione non solo sulla violenza fisica, dunque, ma su una violenza più subdola ma non meno preoccupante, ossia la discriminazione nell’accesso alla cultura ed alla educazione, o ancora, l’imposizione di una cultura.
La riflessione è stata aperta dalle parole di Eugenio Torre, già direttore della Psichiatria dell’Aou di Novara e già professore ordinario di Psichiatria presso l’UPO, che ha ricordato come nella storia della psichiatria si siano succedute tre fasi: assenza di cultura o presenza di pseudo-cultura (con l’abbandono della filosofia), fervore culturale e cambiamenti (con il recupero della filosofia), involuzione culturale e regressione, con la perdita di filosofia e psicopatologia dei manuali diagnostico-statistici. L’intervento di Eugenio Torre si è concluso sottolineando come sia violenza sommersa anche un atteggiamento di eccessiva semplificazione che ci fa perdere di vista l’orizzonte dell’esistenza.
A seguire, l’intervento della prof.ssa Stefania Cerutti (professore associato di Geografia Economico-Politica) ha mostrato come la discriminazione culturale, per quanto differente nei diversi paesi, sia tuttavia presente in ogni realtà.
Il prof. Giovanni Battista Ramello (professore ordinario di Economia Applicata) ha introdotto l’uditorio agli aspetti economici della discriminazione basata sul genere, illustrando la persistenza della disuguaglianza economica tra uomini e donne, e ha sottolineato la fondamentale importanza della cultura e dell’educazione per aprirsi a possibili cambiamenti.
L’intervento del prof. Davide Porporato (professore associato di Antropologia ed Etnologia) ha approfondito gli aspetti antropologici e storici, tornando a quelle donne che, mentre nel mondo si diffondevano i valori del femminismo, nelle campagne piemontesi sottostavano, ancora giovanissime, ad un matrimonio combinato per procura, e ricordandoci quindi quanto siano ancora “vicine” anche a noi, nel tempo e nello spazio, determinate problematiche.
La riflessione, con l’intervento del prof. Marco Pustianaz (professore associato di Inglese e Teatro) si è allargata abbracciando tutte le discriminazioni basate sul genere.
La testimonianza offerta da Sediqa Fasihi e Shukira Ashrafi, due giovani donne afgane fuggite dal regime dei talebani, con il supporto di Mohammad Jawad Karimy per la traduzione, ha restituito in modo umano, pacato ed allo stesso tempo intenso e dolente, il senso ed il valore di quella libertà che forse troppo spesso viene data per scontata.
Ultimo intervento della mattinata è stato quello della prof.ssa Zeppegno, che ha intrecciato aspetti transculturali e ricerca, in un incontro autentico tra discipline umanistiche e scientifiche, tra saperi diversi, tra lingue e culture tra loro lontane. Un incontro tra uomini e donne che desiderano riflettere sulla violenza di genere e sui suoi risvolti sommersi attraverso il conoscere insieme, perché, come ci ricordano le parole di Socrate citate da Torre, il vero male è proprio l’assenza di conoscenza.
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