Ditta di Caltignaga coinvolta in inchiesta su traffico di rifiuti

C’è la “Eco Ambiente” di Caltignaga al centro dell’inchiesta della Divisione distrettuale antimafia di Torino, che oggi ha portato i carabinieri del Noe di Milano a dare esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare a carico di 16 persone (6 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 7 con obbligo di firma) per traffico illecito di rifiuti in concorso (si parla di 23 mila tonnellate)  e realizzazione di discariche abusive. Sono state sequestrate anche discariche abusive nel Novarese (San Pietro Mosezzo, Romentino, Momo e Caltignaga) e a Sale (AL), Breda Di Piave (TV), Oltrona San Mamette (CO), Ossona (MI), Cerrione (BI), Pregnana Milanese (MI).

Le attività investigative, condotte dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Milano e coordinate dalla DDA di Torino, hanno consentito di individuare l’esistenza di un gruppo criminale operante nel campo del trattamento e trasporto dei rifiuti, dedito alla gestione e smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti, costituiti da rifiuti indifferenziati urbani e speciali provenienti prevalentemente – su diversi canali – da varie regioni del Nord Italia, attraverso lo stoccaggio ed il successivo abbandono in capannoni industriali dismessi, dando luogo, in tal modo, alla creazione di numerose discariche abusive.

Le persone oggetto dei provvedimenti di custodia cautelare sono i produttori dei rifiuti o i primi ricettori dei rifiuti, soggetti solitamente in regola con le autorizzazioni e interessati al conferimento di grossi quantitativi di rifiuti verso imprese autorizzate, almeno formalmente, a riceverli. Secondo gli investigatori si tratta di società solide sia dal punto di vista patrimoniale che da quello economico, con numerosi rapporti contrattuali per la raccolta di rifiuti; gli imprenditori titolari di una formale autorizzazione al trattamento dei rifiuti (quasi sempre inefficace per l’assenza delle garanzie fideiussorie obbligatorie), utilizzati dai primi per il conferimento apparentemente regolare dei rifiuti ma in realtà poi destinati a capannoni adibiti a discariche abusive e mai smaltiti regolarmente. In questo caso si tratta di società non patrimonializzate, spesso gestite da prestanome e destinate ad avere una durata breve nel tempo; i trasportatori, titolari di regolare autorizzazione al trasporto di rifiuti, che si prestano a trasportare rifiuti verso siti non autorizzati, con documentazione di trasporto falsa o comunque irregolare; i soggetti che si occupano del reperimento dei capannoni da adibire a discarica abusiva, proponendoli ai produttori (o intermediari) dei rifiuti e agli imprenditori titolari della formale autorizzazione, che acquisiscono in uso tali capannoni e vi stipano i rifiuti loro conferiti dai produttori (o intermediari); i soggetti che si occupano anche della intermediazione abusiva nel settore.

Il meccanismo era semplice e avveniva attraverso il compimento di due operazioni illegali che si possono distinguere nei “TRASBORDI”: i rifiuti in arrivo/entrata presso gli impianti della società oggetto d’indagine venivano scaricati dagli automezzi di trasporto e stoccati all’interno e/o all’esterno del sito per un tempo breve (alcune ore). I rifiuti – così come ricevuti dal produttore – venivano ri-caricati su di un automezzo (che i soggetti indagati in gergo chiamato “navetta”) di proprietà di una ditta di “fiducia” e smaltiti abusivamente presso i capannoni industriali prescelti da destinare a discarica abusiva di rifiuti; un’operazione del tutto clandestina di trasferimento illegale di rifiuti da camion a camion; nell’operazione meramente cartolare denominata “GIRO BOLLA”, attraverso la quale il gestore dell’impianto fa apparire adempiuti gli obblighi di ricevimento e recupero senza in realtà neanche scaricare dal mezzo i rifiuti ricevuti con regolare formulario di identificazione mentre all’autista del mezzo che li trasferisce (anche in questo caso di “fiducia”) viene rilasciato un documento di trasporto che attesta formalmente il trasferimento di materiale ottenuto da operazioni (fittizie) di recupero e/o riciclaggio.

La “Eco Ambiente” era già finita nelle pagine di un’inchiesta della Dda di Milano lo scorso ottobre.

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