Ecobonus, piccole imprese sul piede di guerra

Una norma del Decreto crescita ha fato infuriare le associazioni di categoria che rappresentano le piccole imprese artigiane: la nuova legge prevede che per i lavori di riqualificazione energetica o antisismici si può chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale in 10 anni, uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Sconto che l’impresa potrà farsi rimborsare dallo Stato tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni.

«Temiamo – spiega Amleto Impaloni, nella foto, direttore di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale – che questo meccanismo penalizzi, escludendole dal mercato, le migliaia di piccole imprese del ‘sistema casa’ che solo per scarsa liquidità finanziaria e insufficiente capienza fiscale per compensare il credito d’imposta non saranno in grado di praticare lo sconto. Ciò a vantaggio dei fornitori più strutturati e dotati di elevata capacità organizzativa e finanziaria, come ad esempio le grandi multiutility e le multinazionali del ‘fai da te’, che saranno in condizione di anticipare la liquidità necessaria a integrare lo sconto».

Gaetano Nastri

Al grido d’allarme degli artigiani ha risposto il senatore di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri, che ha presentato un’interrogazione al vicepremier Luigi Di Maio e al ministro dell’economia Giovanni Tria. « E’ sbagliato scaricare sulle aziende gli incentivi per l’efficientamento energetico e l’adeguamento sismico che danneggiano in maniera pesante i numerosi artigiani e le piccole imprese impegnate nel settore delle costruzioni, dell’impiantistica e dei serramenti. Tenuto conto che il 90 per cento delle imprese che lavorano in questi settori contano meno di dieci dipendenti gli effetti del provvedimento sarebbero pesantissimi – aggiunge Nastri. Che conclude: «Il governo non può mettere i bastoni tra le ruote ad aziende che sono state messe in grande difficoltà dalla crisi di questi anni: migliaia di ditte sono a rischio chiusura: è un intervento urgente per correggere questa norma che va contro l’interesse dell’Italia delle imprese portando con sé rischi occupazionali».

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