Federico Nicola e il massacro dei curdi nel risiko dell’Europa e di Erdogan

Il mondo è scosso dalla vicenda del popolo curdo, ancora una volta aggredito da parte della Turchia che ha iniziato l’invasione nel nord della Siria.

Sulla vicenda ospitiamo un interessante articolo di Federico Nicola, che ringraziamo per l’opportunità che concede a TgNovara.

 

 

A luglio scorso si è celebrato il 24° anniversario del genocidio Srebrenica in Bosnia Erzegovina, dove furono uccisi oltre 8mila musulmani dopo la conquista della città da parte dell’esercito serbo-bosniaco, guidato da Ratko Mladic, senza che i caschi blu dell’Onu intervenissero in loro difesa.

Oggi, rischiamo di assistere ad una nuova pulizia etnica sempre alle porte dell’Europa, dei curdi, nei territori del nord Siria, zone che rientrano nel sogno della “grande Turchia” immaginata dal Presidente Erdogan. Ci troveremo davanti ad un secondo genocidio nella terra della Mezzaluna, dopo quello degli Armeni perpetrato dai “giovani turchi”, all’epoca della prima guerra mondiale.

Come si comporterà l’Europa? In queste ultime ore, diversi esponenti di governi europei hanno espresso posizioni di condanna verso l’intervento, senza che sia stata avviata una chiara ed incisiva azione diplomatica e sanzionatoria da parte dell’Unione Europea.

Non è un caso, la vera ragione di tale prudenza, è motivata dalla paura del ricatto all’Europa, palesato dal “sultano”, rappresentata dai “profughi” siriani.

Dallo scoppio della guerra in Siria, infatti in Turchia continuano ad essere ospitati circa 3,6 milioni di rifugiati, sugli oltre 4 milioni totali. Bruxelles per mantenerli nei confini turchi, molti vivono in condizioni precarie, ha lautamente pagato la Turchia, una delle tante ambiguità di Bruxelles. La prima tranche dei finanziamenti europei per Ankara, tre miliardi di euro, valida per il periodo 2016-2018, è stata completamente impegnata entro dicembre 2018, ora sono in ballo proprio in questi giorni, la seconda tranche da versare alla Turchia. Più volte le istituzioni europee avevano in passato minacciato il congelamento dei fondi verso Ankara, causa violazione dei diritti umani ed uso non trasparente dei fondi, ma la paura di un nuovo flusso migratoria verso il vecchio continente ha avuto fino ad oggi la precedenza su tutto il resto.

In questi giorni che Erdogan ha dato il via all’offensiva contro i curdi, da Bruxelles l’unico ad avvertire vagamente la Turchia sul rischio di ritorsioni sul piano economico, è il presidente uscente della Commissione europea Jean Claude Juncker. “L’UE esige lo stop dell’offensiva turca in Siria”, ha detto e, rivolgendosi ai turchi: “Non aspettatevi che l’Ue finanzi una cosiddetta zona sicurezza”. Ma, appunto, Juncker è un presidente in scadenza, a fine mese, potere negoziale pari a zero. E comunque nemmeno lui si sogna di mettere in discussione la terza tranche di finanziamenti.

Le parole non sono campate in aria, Erdogan che ha perso le elezioni municipali di Istanbul, da cui è iniziata la sua strepitosa carriera politica, sta subendo la costituzione di un nuovo partito conservatore islamico più moderato con una scissione da parte di ex suoi compagni di partito stanchi dei suoi metodi autoritari. Il sultano così per uscire dall’impasse sta cercando di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su questioni esterne e cercando inoltre finanziamenti per circa 25-30 miliardi di dollari di aiuti per costruire case almeno 2 milioni di rifugiati siriani che spera di reinsediare nella futura zona cuscinetto. Un progetto complesso, machiavellico, ma non per l’erede dei sultani. In questo disegno sarebbero gli europei e gli americani magari attraverso la Banca Mondiale a finanziare l’operazione di ricostruzione, dando tra l’altro ossigeno alla crisi immobiliare che sta vivendo il Paese.

La Nato sta nei ranghi, con messaggi di circostanza, in primis perché l’apripista alla mossa di Erdogan contro i curdi è stato il presidente USA Donald Trump, con l’annuncio del ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria; senza poi dimenticare che nel sud della Turchia, ha sede una delle più importanti basi americane della Nato.

Ankara sa bene di avere il coltello dalla parte del manico, dallo scoppio della guerra in Siria, Bruxelles non ha avuto la forza, il coraggio di affrontare in modo risoluto la questione del collocamento dei profughi. In questi giorni a più riprese Erdogan ha dichiarato senza mezzi termini che nel caso di ingerenze dell’Unione Europea sulla questione curda, “lascerà partire i profughi siriani verso l’Europa”. Minacce, certo per aumentare la posta: l’Europa in caso di contrapposizione con il sultano, sarebbe in grado di ricevere un nuovo “esodo” di profughi?.

Eccoci davanti al nuovo ricatto, l’Unione Europea teme di pagarne conseguenze dirette in termini di flussi migratori in arrivo. Come al solito, si ragiona sempre sul proprio tornaconto, si negozierà con il Sultano ma a quale prezzo? Il prezzo sarà girarsi dall’altra parte davanti al genocidio dei Curdi?

Un popolo in perenne lotta e che ha perito davanti a tanti eserciti stranieri, protagonisti della lotta all’Isis, usati dagli americani e dagli occidentali nell’offensiva anti-islamista ed ora rischiano di essere ancora una volta abbandonati al loro destino, alla scure del Sultano come eroi erranti e che presto saranno dimenticati.

Federico Nicola

 

(immagini tratte da internet)

Love
Haha
Wow
Sad
Angry

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here