Fondazione Castello, un futuro ancora da disegnare

Quando nelle competenti commissioni consiliari a Novara si parla di cultura, in generale, o di Fondazione Coccia o Fondazione Castello si ha sempre la sensazione di un nulla di fatto, di un irrisolto che tale resta nonostante la volontà della minoranza (Pd in primis) di pungolare l’amministrazione.

Del caso Coccia ci siamo occupati più volte in passato, è di ieri la commissione sulla Fondazione Castello, durante la quale ha fatto un figurone il presidente del Cda, Massimiliano Atelli; meno chi rappresentava l’amministrazione.

Atelli, al di là dell’illustrazione di alcuni dati (ad esempio, la riduzione a 44 mila euro di un deficit che nel 2016 era di 176 mila euro; o il numero di eventi, 82 nei primi mesi del 2019 a fronte degli 87 nell’intero 2018) ha posto una questione cruciale: che tipo di attività l’amministrazione comunale vuole che si svolgano al Castello? «Qualsiasi tipo di scelta – ha detto Atelli – comporta una serie di conseguenze anche di natura economica». E ha indicato tre vie: la massimizzazione degli introiti (e quindi via libera a tutto quello che porta reddito alla Fondazione, in modo che pesi il meno possibile sul Comune, a partire dai fast food per arrivare all’affitto degli spazi per feste private; lo sviluppo di attività che privilegino la promozione culturale o economica del territorio; lo sfruttamento a fini economici delle eccellenze del Novarese.

Senza entrare in polemica, Atelli ha ricordato gli spazi previsti per l’Atl piuttosto che per Novara risorgimentale, «attività che impediscono di poter monetizzare quegli spazi». E dunque, se si va in questa direzione il Comune dovrebbe sostenere economicamente la Fondazione.

Sara Paladini (Pd) ha sottolineato come «qui si rischia un altro caso-Coccia: non abbiamo visto un bilancio, la nuova convenzione è ferma da mesi (è stata firmata ieri mattina, ndr), la documentazione richiesta non è stata fornita; dov’è il Piano di valorizzazione?».

E soprattutto, come hanno chiesto Rossano Pirovano, Andrea Ballarè e Milù Allegra, quali sono le intenzioni dell’amministrazione comunale? La risposta dell’assessore alla cultura Emilio Iodice: «Abbiamo le idee chiare, ma finché non saremo in possesso del Piano di valorizzazione non possiamo essere più precisi». Insomma, niente di che.

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