Fondazione Coccia, si va verso l’approvazione del billancio

Il senso di responsabilità dei quattro membri del Cda anti-Manfredda (la presidente della Fondazione Teatro Coccia) porterà alla fine dell’impasse in cui vive da tempo il teatro, con il Cda che non può operare perché i quattro (il vice-presidente Mario Monteverde, Mariella Enoc, Pietro Boroli e Stefano Bottacchi) non partecipano alle riunioni, impossibilitati a dare il loro contributo (come hanno ben spiegato nella lettera con cui hanno chiesto le dimissioni di Carmen Manfredda) per colpa della presidente. I quattro, infatti, tenendo conto delle pressanti esigenze temporali (l’approvazione del bilancio e l’invio della documentazione al Ministero per ottenere i finanziamenti del Fus, tutto entro il 31 gennaio) avrebbero deciso di mettere da parte, per un momento, i contrasti con Manfredda e di partecipare al prossimo Cda che dovrà approvare il bilancio. Un senso di responsabilità che fa loro onore, ma che non risolverà certo i problemi del Coccia, una realtà che con la presidenza di Carmen Manfredda si è decisamente allontanata dal mondo culturale (ed economico) novarese. Con il risultato che al teatro sono venuti a mancare una serie di finanziamenti che hanno portato a un “buco” molto importante e difficile da colmare stante l’attuale situazione. La soluzione è una sola: ripartire da zero e stringere importanti alleanze con il territorio.

Si pensava che una soluzione potesse venire dal commissariamento della Fondazione per opera della Prefettura, ma è un’ipotesi che al momento resta tale. La politica (in particolare il sindaco Alessandro Canelli) non si muove e non lo ha fatto neppure dopo la formale richiesta di dimissioni di Carmen Manfredda avanzata da quattro quindi del Cda: il senso di responsabilità mostrato da Monteverde, Enoc, Boroli e Bottacchi, a fronte dell’ “hic manebo optime” della presidente, non pare sia nelle corde della politica, che da mesi non sa decidere.

Attilio Barlassina

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