Il Nursing Up bacchetta la Regione: molti laboratori analisi del territorio utilizzati solo come centri di smistamento dei tamponi

Riceviamo e pubblichiamo dal sindacato infermieri Nursing Up

 

 

 

Più e più volte in questi giorni abbiamo sentito la Regione rispondere alle critiche mosse da noi infermieri, professionisti della sanità, e anche dai medici, sulle falle del sistema per affrontare l’emergenza coronavirus, argomentando che l’attuale Giunta si è trovata ad operare su di una “sanità disastrata dal passato”. In particolare, sulla questione tamponi fatti (drammaticamente ancora troppo pochi sin dalle scorse settimane), ci è sempre stato detto che la Regione aveva solo 2 laboratori utili per i tamponi a inizio emergenza, diventati poi quasi 20 nelle settimane successive. Questo, per quello che ci risulta, non è del tutto vero.

 

Il Nursing Up, sindacato degli Infermieri e delle professioni sanitarie, ritiene di dover sottolineare come, a causa di incomprensibili scelte fatte dalla Regione, in realtà i laboratori di analisi presenti sul territorio, dotati spesso di tecnologia all’avanguardia e di abbondanza di personale preparato, non siano mai stati sfruttati, ma siano diventati solo una sorta di centro di smistamento per i pacchi di tamponi da inviare a Torino o nei laboratori privati.

 

Eppure, la soluzione, semplice, ci sarebbe: basterebbe dotare i laboratori di analisi, ad esempio dell’AslTo3, della AslTo4 o della AslTo5, di macchinari che abbiano la capacità di processare i tamponi in numero adeguato, macchinari che esistono ed è sufficiente acquistare.

Perché la Regione ha deciso di non sfruttare le potenzialità del territorio che potrebbero benissimo soddisfare le necessità dei relativi territori, Dea e Ospedali? Perché ci si trincera dietro la mancanza di reagenti per i tamponi, quando nel privato i reagenti ci sono e a Torino, ad esempio al Mauriziano, i reagenti ci sono eccome?

 

Prendiamo l’esempio dell’Asl To3, dopo l’ammodernamento degli ultimi anni, i laboratori di Rivoli, Pinerolo e Susa, utili a un bacino di 600mila abitanti e 4500 dipendenti, potrebbero benissimo essere punto di riferimento per i tamponi Covid di quella zona. E invece no.

 

Spiega il Segretario Regionale Piemonte e Valle d’Aosta del Nursing UP, Claudio Delli Carri: “Nei laboratori dell’AslTo3 i tamponi effettuati, come ci è stato segnalato, vengono impacchettati e inviati a Torino o nei laboratori privati. Eppure, lì vi sono operatori, infermieri, biologi, medici, professionisti della sanità, personale laureato che potrebbe benissimo processare con qualità ed eccellenza i tamponi. Oggi questo patrimonio di personale viene utilizzato, in pratica, solo per fare pacchi di tamponi da spedire in altri luoghi, come fossero addetti agli imballaggi di un centro logistico. L’unico macchinario presente nella AslTo3, viene utilizzato alla metà del suo potenziale per processare appena 48 tamponi al giorno, mentre solo qualche giorno fa sempre da lì sono stati spediti più di 1000 tamponi altrove.

Perché questo spreco di risorse, quando basterebbe investire nell’acquisto di un macchinario per processare un numero maggior di tamponi, macchinari che esistono e sono reperibili a cifre che si aggirano sui 200mila euro l’uno, evitando ad esempio i costi di trasporto e recapito altrove dei tamponi raccolti?

Perché si dà a questi laboratori pubblici la patente di centro per le analisi Covid, quando invece le analisi vengono fatte a Torino o nel privato? È così che si conteggiano i numeri di laboratori Covid attivi sul territorio?”.

 

Prosegue Delli Carri: “La stessa situazione della To3, si ripete anche all’Asl To4 e alla To5. Laboratori vengono utilizzati come centri spedizione e analisi fatte altrove. Ci domandiamo dove sia la ratio strategica in questa decisione della Regione. Crediamo che valorizzare i laboratori analisi delle varie Asl permetterebbe di creare un sistema più efficiente ed efficace, al contrario di quello che accade oggi in cui queste eccellenze vengono di fatto sminuite e demansionate, con il risultato controproducente per cittadini e pazienti di aspettare l’esito dei (pochi) tamponi per più tempo rispetto al previsto, oltretutto con costi più alti. Una scelta gestionale che non utilizza al massimo le potenzialità esistenti, quelle che dovrebbero essere le “armi” già presenti in Piemonte per la lotta al Covid19.

Chiediamo dunque chiarezza e che la Regione provveda ad acquistare velocemente i macchinari necessari affinché i laboratori delle Asl territoriali possano dare seguito alle necessità di analisi dei tamponi nelle loro zone di riferimento”.

 

 

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