Il Teatro Coccia riparte dopo l’annus horribilis

Non potevano, il presidente della Fondazione Teatro Coccia, Massimiliano Atelli, e il sindaco Alessandro Canelli, evitare di far riferimento alle polemiche dell’ultimo anno attorno al teatro novarese. E alla situazione di crisi, economica e di rapporti con la città, che il Coccia ha vissuto in un periodo davvero nero.

Da Atelli è venuta la certificazione che «la crisi non ha riguardato la produzione artistica» e che «è la città che deve stringersi attorno al suo teatro per farlo vivere». Un appello che è stato lanciato dallo stesso sindaco che (dopo essere scivolato sulla considerazione che «alcuni titoli di giornale hanno fatto male a tutti i lavoratori del teatro», come se fosse colpa della stampa il disastro in cui si è trovata la Fondazione) ha ricordato come «la Fondazione Teatro Coccia e è di partecipazione e allora bisogna fare in modo che soggetti importanti della città si facciano avanti».

Tutto bene, dunque, madame la marchesa: via la presidente Carmen Manfredda, con un nuovo Cda imposto dalla Prefettura, i problemi del Coccia sarebbero risolti. Mah…

Intanto va sottolineato (e lo ha fatto anche la direttrice Corinne Baroni) come la stagione (scarica qui il ) non si discosti come impostazione da quelle passate «anche perché alcune programmazioni sono dettate dal Ministero e dunque è necessario rispettare il numero delle opere da presentare nella stagione. Una stagione che si pone l’obiettivo di non abbassare la qualità dell’offerta e nel contempo di ottimizzare i costi. E di riconnettersi con la città».

Ci sarà tempo e modo di entrare nel dettaglio della programmazione: quello che colpisce di primo acchito è che acquista sempre più importanza la figura del direttore musicale Matteo Beltrami, che dirigerà personalmente due opere e tre concerti e che vedrà impegnati come direttori o solisti i migliori allievi dell’Accademia musicale del Coccia, di cui Renato Bonajuto è il direttore artistico e Beltrami l’influente maestro. Inoltre, proprio un’allieva di Bonajuto (che sarà il regista della Tosca), che nel tempo è cresciuta molto tanto da ritagliarsi un proprio spazio, ovvero Teresa Gargano, avrà la regia di Cenerentola.

Da segnalare due scommesse (su sei titoli in programma) per la stagione di prosa: la versione di Daniele Salvo del “Prometeo incatenato” di Eschilo, che al suo debutto ha avuto lusinghiere critiche e un “Rmeo e Giulietta” prodotto da BezoarT, ovvero la compagnia nata dall’incontro di dieci attori della scuola del Piccolo di Milano.

Detto del debutto sul palcoscenico di Antonino Cannavacciulo, il resto della stagione si segnala per la coproduzione Teatro Coccia-Scuola del Teatro Musicale con Marco Iacomelli a dirigere la favola musicale “Ami e Tami”, il musical “Oklahoma” e un interessante Nancy brilli in «A che cosa servono gli uomini?”.

Interessante e meritorio l’aver proseguito nell’intento di avvicinare al teatro famiglie e giovani, cui è riservata parte della programmazione, e l’aver insistito su Teatro Scuola.

Foto di Mario Finotti

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