Inchiesta di Milano, Sozzani e la commistione politica-affari

Nell’inchiesta della Dda milanese “Mensa dei poveri”, come è noto, è finito coinvolto, tra gli altri, anche il leader novarese di Forza Italia, Diego Sozzani, deputato per il quale la Procura ha chiesto alla Camera l’autorizzazione all’arresto.

L’accusa è di aver ricevuto 10 mila euro come finanziamento illegale. Fin qui (al momento) la parte giudiziaria che riguarda Sozzani, il quale a sua volta ha dato più di una spiegazione, sostenendo la propria innocenza. Ma c’è un altro aspetto che è il caso di sottolineare e che non ha rilevanza penale ma ha abbondante rilevanza politica.

Dalle carte emerge chiaramente ( e lo dice lo stesso Sozzani) che l’obiettivo principale della sua attività politica. Lo afferma parlando con Mauro Tolbar, suo collaboratore e considerato dai magistrati intermediario negli affari che non devono essere fatti alla luce del sole. Sozzani spiega che il suo vero lavoro: “…è essenzialmente quello del portare a casa lavoro…”, e che la sua eventuale elezione in Parlamento, semmai, gli potrà consentire di “portare a casa” ulteriori clienti per lo studio, come, peraltro, sta facendo già da tempo: “…è quello che sto facendo già adesso da tempo io, eh! in parte…”.

E in effetti, gli inquirenti hanno delineato tutta una serie di lavori affidati a “Greenline”, l’azienda di Diego Sozzani (e del fratello, che nulla ha a che vedere con l’inchiesta). Dalle intercettazioni, si legge nell’ordinanza del Gip Mascarino, «si ricava l’ottenimento da parte dello Studio Tecnico Associato Greenline, di incarichi da parte di società pubbliche sulle quali Gioacchino Caianello (leader varesino di Forza Italia e ritenuto la ‘mente’ di una serie di operazioni corruttive) esercita il suo indiscusso potere di influenza».

Si legge nell’ordinanza: «Lo stesso Sozzani ammette di essere consulente di vari comuni del Varesotto, in quanto particolarmente legato agli esponenti del partito di Forza Italia locali, per poi aggiungere, ad ulteriore riscontro di quanto in precedenza argomentato, che in giornata ha incontrato a Gallarate proprio tali esponenti politici: “…i Forza Italia varesotti che sono legatissimi a me perchè io da quelle parti sono consulente di parecchi comuni..e quindi eravamo a..Gallarate oggi nel caso specifico, abbiam chiamato Fontana non ha risposto, per andarlo anche a trovare..(ride)..eravamo..eravamo lì e loro la pigliavano..dicono che Fontana riesce a farcela questa. Dicono tra cinque anni, una volta che s’è fatta questa, se governi…”».

E Tolbar è il suo bracco destro in questo tipo di lavori.

Anche dopo l’elezione a deputato, secondo gli inquirenti, «sono emerse ulteriori conferme in ordine al sistema di pilotata assegnazione di incarichi da parte di società pubbliche della provincia di Varese nei confronti dello Studio Greeline» anche se Tolbar si sarebbe reso più autonomo rispetto a Diego Sozzani.

Scrive il Gip: «Il reato che viene contestato a Sozzani rappresenta solo una minima parte delle vicende illecite in cui è palesemente coinvolto, unitamente a Caianiello e al suo collaboratore Tolbar».

E per contro Caianello, a gennaio, si lamenta di non aver incassato quanto Greenline gli avrebbe dovuto versare: per il Gip «si ricava, con estrema chiarezza, l’oggetto dell’accordo illecito esistente tra Sozzani e Caianello, ovvero la retribuzione illecita del primo nei confronti del secondo in relazione agli incarichi ottenuti dalle società pubbliche amministrate di fatto da Caianello».

E sullo sfondo c’è anche un’attenzione particolare per la discarica di Ghemme e l’opera di rimessa in sesto. E sul “risk management” dell’Ato rifiuti.

Tutto questo getto un quadro preoccupante sulla commistione politica-affari, ben al di là dell’aspetto giudiziario. E forse è su questo che Sozzani dovrebbe dare spiegazioni. Che siamo certi sarà in grado di fornire.

Attilio Barlassina

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