La Città della salute si è presentata ai novaresi

La Città della scienza e della salute di Novara si è svelata ai novaresi questa mattina, giovedì, venerdì in un evento organizzato al teatro Coccia dalla Regione. Per carità, niente di nuovo è emerso rispetto a quanto era emerso nei mesi scorsi, ma almeno si è avuta una sistematizzazione generale, sia dal punto di vista sanitario che di struttura e servizi.
Che per Novara il nuovo ospedale sia un fatto di importanza fondamentale è stato ribadito ancora una volta dal sindaco Alessandro Canelli: “Importante – ha detto – per noi ma anche per tutto il Piemonte orientale, perché va a rafforzare un sistema sanitario novarese che è già d’eccellenza ma che potrà migliorare ancora. Ed è importante anche l’Università del Piemonte orientale che sta crescendo sempre più e può trovare ulteriori occasioni di sviluppo”.
“Ma questo progetto – ha aggiunto Canelli- si inserisce perfettamente ne, disegno strategico che abbiamo in mente per la città “.
Il rettore dell’Upo, Gian Carlo Avanzi, ha sottolineato l’importanza dell’ateneo per lo sviluppo della città: ” Quando sono arrivato a Novara, 25 anni fa – ha affermato – ho trovato un clima particolare, in cui si parlava dell’Universita’ come di un invasore che avrebbe fagocitato l’ospedale. Ebbene, in tutti questi anni abbiamo laureato migliaia di medici, infermieri, biologi, e anche economisti. Con la Città della scienza e della salute l’ateneo vede completarsi la sua mission, un progetto in cui crediamo fermamente tanto da aver partecipato al suo finanziamento “.
Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, aha lanciato un’idea che vede tutto il territorio che va dallo Human Technopol di Rho-Pero alla Città della salute di Torino e che vede proprio Novara come lo snodo centrale.
”Voglio lanciare una proposta di lavoro – ha detto – partendo dal fatto che a Torino vediamo il Novarese come una casamatta di frontiera davanti al lombardo-veneto e da oltre Ticino vedono Novara come un loro avamposto in terra piemontese. E allora perché non vedere Novara come baricentro di un grande polo della cura, della scienza, della vita? L’anello di collegamento tra Torino e Milano. Qui ci sono tutte le condizioni per fare di questa area uno dei distretti di scienza e ricerca con più potenzialità in Europa”.
Sulla tempistica del nuovo ospedale si è espresso l’assessore regionale alla sanità Antonio Saitta: i lavori potrebbero partire nel corso del 2020.

Il direttore generale dell’Aou, Mario Minola, ha fatto un po’ di storia, ricordando l’origine millenaria dell’ospedale novarese e della papale di Sisto IV che lo istitutiva formalmente.

«Un nuovo nosocomio – ha detto – non è una novità. Se ne parlava già nel 1908, poi l’avvicinarsi della Prima guerra mondiale bloccò il tutto».

Fotogallery di Maurizio Tosi

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