La nuova radiologia del ‘Maggiore’ guarda al futuro

Nell’Azienda ospedaliero-universitaria di Novara la riorganizzazione dell’Istituto di radiodiagnostica, diretto dal prof. Alessandro Carriero, si concretizza oggi, attraverso un Partenariato Pubblico-Privato con Alpha Project, in un intervento che ha visto la sostituzione di apparecchiature ormai obsolete con altre di ultima generazione, una ventina in tutto.

Il contemporaneo adeguamento impiantistico ha consentito il potenziamento del sistema Pacs-Ris già in funzione: tutte le immagini vengono conservate i un unico server centrale e possono essere consultate da tutti gli specialisti dell’Aou.

Come ha sottolineato il direttore generale dell’Aou, Mario Minola, i lavori di riorganizzazione del reparto consentono un più efficace utilizzo degli spazi, migliorando l’accessibilità degli utenti. E’ stato anche potenziato il sistema-totem, ovvero la possibilità di effettuare il check-in automatico e il ritiro dei referti sempre in modo autonomo, saltando le code agli sportelli. Questo sistema “Made in Novara” è stato ideato, sperimentato e adottato per la prima volta in Italia nell’Istituto del prof. Carriero nel dicembre del 2013.

I nuovi apparecchi radiologici, essendo più veloci di quelli precedenti, consentono di aumentare l’offerta di prestazioni con ricadute positive sui tempi d’attesa e la durata delle degenze.

La riorganizzazione ha interessato anche la Struttura complessa di medicina nucleare, diretta dal dott. Gian Mauro Sacchetti, con l’installazione di una nuova CT PET, strumento indispensabile per la diagnosi e la stadiazione dei tumori, patologie per cui l’Aou di Novara è centro di riferimento per tutto il Piemonte orientale.

Il processo di riorganizzazione è stato complesso ed articolato ed è durato circa un anno, senza che sia stata interrotta la regolare attività del servizio, grazie all’intervento coordinato del partner privato con il nostro servizio tecnico-patrimoniale, con quello di tecnologie bio-mediche, con il responsabile unico di procedimento, con il direttore dell’esecuzione contrattuale, con il direttore dei lavori e i suoi assistenti.

«La possibilità di avere questi apparecchi di ultima generazione – spiega il prof. Alessandro Carriero, direttore del Dipartimento servizi, diagnosi e cura – ci consentirà un salto decisivo verso la radiologia del futuro. L’obiettivo è quello di aumentare e migliorare i servizi ed ecco il progetto Radiologia 3.0».

Quattro i punti in cui si articola: Imaging home, Imaging at home, Imaging self e Imaging h12.

«Imaging home significa che la radiologia deve essere considerata come una casa da parte dell’utente – aggiunge il prof. Carriero – Il che significa accoglienza, disponibilità, umanizzazione».

Imaging at home prevede l’istituzione di un service a casa dei pazienti per fare le radiografie d’urgenza ai pazienti che non si possono muovere. E poi tramite internet si potranno mandare nell’abitazione dell’utente i referti.

Imaging Self consentirà al paziente di prenotare da casa l’esame, fa una sorta di check-in automatico e un ritiro automatico dei referti dai totem.

Infine, Imaging H12 prevede che la Radiologia sia aperta per 12 ore al giorno. Come per altro accade già per Tc, Risonanza magnetica, mammografia.

Dall’assessore alla sanità Antonio Saitta, intervenuto all’inaugurazione della nuova Radiologia, arriva la notizia che «dai dati appena arrivati sulla mobilità passiva emerge che il Piemonte ha fatto grandi passi avanti e ha ridotto il deficit. Frutto anche del grande lavoro fatto dall’azienda ospedaliero-universitaria di Novara, che è nosocomio di frontiera rispetto alla Lombardia, e del fatto che il Piemonte è la prima Regione italiana per quel che riguarda la qualità dei8 servizi sanitari».

Riferendosi al Partenariato Pubblico-Privato, Saitta ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «C’è chi dice che non bisogna utilizzare questo strumento, per altro specificamente previsto delle norme vigenti, perché bisogna utilizzare soldi pubblici. Il riferimento non è solo alla radiologia di Novara ma anche ai progetti delle Città della salute di Torino e Novara. Ebbene, a costoro io ricordo che in assenza di soldi pubblici, l’alternativa al Partenariato Pubblico-Privato è la drastica riduzione dei servizi sanitari. E buttare continuamente soldi nel calderone delle manutenzione di edifici o apparecchiature obsolete».

Fotogallery di Maurizio Tosi

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