Lia Pascaniuc protagonista della mostra The butterfly effect per Trento Art Festival

Si intitola The butterfly effect la mostra curata da Chiara Canali per Art Company, che riunisce tre artisti: Desiderio, Emilia Faro e Lia Pascaniuc. Sarà un’esposizione virtuale che si potrà visitare fino al 15 marzo prossimo sui siti di Trento Art Festival e Kunst Matrix.

The butterfly effect, titolo che prende spunto dall’omonimo film del 2004 diretto da Eric Bress e da J. Mackye Gruber, parte dal paradigma secondo il quale il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

Un pensiero che rimanda subito alla teoria proposta dal professor Ian Malcolm (Jeff Goldblum) in Jurassic Park (1993). In sostanza, piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema, da quello climatico a quello dei comportamenti umani.

«Per questo motivo – spiega la curatrice – gli artisti coinvolti presentano delle opere nelle quali l’iconografia della farfalla non è solo il pretesto per un racconto visivo di grande bellezza, ma è un’occasione per riflettere sui temi della leggerezza e della fragilità della vita umana e naturale, e sulla conseguente necessità per l’uomo e per gli esseri della natura di un respiro vitale che restituisca loro la libertà e la speranza di progettare il futuro dell’umanità e della natura».

Lia Pascaniuc, visual artist rumena di nascita ma torinese di adozione, è presente con l’opera Breath (2020), nata durante il primo lockdown dello scorso anno. In quei mesi ha fatto tesoro delle sensazioni e delle percezioni che hanno influenzato la sua vita quotidiana, stravolta come quella di tutti noi.

Breath è un ologramma che esprime la contingente necessità di aria e leggerezza, rappresentata dall’impalpabile battito d’ali delle farfalle. L’artista lo ha catturato e riprodotto in eterno grazie a un supporto tecnologico: un respiro lento e profondo che rigenera il corpo e lo spirito, leggero, ma vitale, come l’anima, quella che in greco è nota come psyche.

Lia Pascaniuc avrà come compagni di viaggio la catanese Emilia Faro e le sue sculture in resina e sabbia vulcanica (Pink Flower) e il milanese Desiderio che agirà sulla pittura e sul film, come desiderio ideale verso una forma di edonismo che gli consente di conoscere e indagare a fondo l’umanità con uno strumento visivo che risulta bello e affascinante ma comunque insufficiente, e dunque fragile.

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