L’Ordine dei medici ricorda Gino Strada

Attraverso le parole del dott. Giuseppe D’Agostino, che aveva lavorato con Gino Strada (nella foto) in Afghanistan, l’Ordine provinciale dei medici chirurghi e odontoiatri vuole ricordare il fondatore di Emergency, anche alla luce di quanto sta avvenendo a Kabul.

 

«Lo ricordo nel 2005 a Kabul nella vecchia guest house presso il centro chirurgico per vittime di guerra che ci aspettava sperando che Marco ed io gli avessimo portato lo zafferano per il risotto alla milanese che ci preparò la sera e gustammo con tutto lo staff internazionale che lavorava nel centro. Gino era un cuoco bravissimo, era così, semplice, umano, diretto, era un uomo buono ma non un buonista, capace di grandi slanci e di grandi sfuriate. Aveva un carisma e un fascino che mi emozionava ogni volta che lavoravo con lui.

L’ospedale di Emergency a Kabul era la sua creatura, un ex asilo bombardato nel centro della città, grazie a Gino Strada è un ospedale chirurgico per vittime della guerra. Dispone di 3 sale operatorie, una di terapia intensiva e una di subintensiva e sei corsie di degenza per i pazienti. Oltre ad essere un punto di riferimento per la popolazione di Kabul e delle province vicine, il centro accoglie pazienti in arrivo dalle zone più remote del paese. Vi sono in Afghanistan altri 2 ospedali di Emergency in Panjshir, e a Lashsgarkah di uguale intensità di cura ed un centro di maternità ad Annabah specializzato in terapia neonatale e come tutti gli altri completamente gratuito, unico disponibile in tutta la regione.

Non si può non ammirare tutta questa imponente organizzazione sanitaria che con incredibile efficacia riesce ad operare in un paese così difficile e dove ogni prestazione, sia di primo soccorso che specialistica, viene offerta a tutti i pazienti o meglio a tutti coloro che ne hanno bisogno (Tagiki, Pashtun, hazara) ricchi e poveri in maniera completamente gratuita. I pazienti vengono sempre prima di tutto. Questo Gino ripeteva, denotando un senso di giustizia e di lucidità con una capacità di visione che determinava di fatto nei suoi ospedali l’abolizione del “nemico “. Gino non pensava a nazionalità, bandiere, fede politica o religiosa, né a derubricare a “ effetto collaterale” missioni o strategie superiori : le vittime dei bombardamenti così detti chirurgici, i corpi dilaniati dalle mine o da pallottole vaganti li curava e basta, era anzitutto un chirurgo. Negli ospedali di Emergency non si entra con le armi né con il burka, in un paese dove tutti sono armati e ogni famiglia possiede almeno un ‘arma da guerra in casa, le guardie e la sorveglianza di Emergency sono tutte disarmate, NO WEAPON è la scritta che trovi su ogni cancello all’ingresso dell’Ospedale.

Gino sapeva sognare, divertirsi, inventare mille cose, lungimirante, determinato, vedeva cose che altri non riuscivano ad immaginare nella realtà. Se ne è andato un uomo tra le figure più importanti nel campo dell’impegno civile. Medico, chirurgo, amante della pace ma non pacifista, contro la guerra e contro la violenza ha creato con Emergency decine di ospedali in tutto il mondo e soprattutto in paesi devastati dalla guerra e dalla fame come Afghanistan, Sudan, Sierra Leone….

Gino Strada con la sua vita è stato uno schiaffo alla credibilità di tutti coloro che glorificando il potere e la sicurezza nazionale spendono più di due trilioni di dollari all’anno in armi per conquistare, uccidere e dominare e vergognosamente lasciano soli uomini di buona volontà come Gino Strada a salvare feriti e malati».

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