“Melanoma unit” all’ospedale di Novara

La prevenzione è la prima arma per rendere più curabile il melanoma, oggi al centro di un percorso diagnostico-terapeutico istituito presso la ‘Melanoma Unit’ dell’azienda ospedaliero-universitaria di Novara. Nata dalla collaborazione delle Strutture universitarie di Dermatologia e Oncologia, l’unità è il punto di riferimento per il Piemonte Orientale. In quest’area, infatti, l’incidenza di melanoma è particolarmente elevata anche a causa di una elevata frequenza di mutazioni genetiche predisponenti lo sviluppo della malattia. Ogni anno, solo all’ospedale di Novara, si registrano in media 100 nuovi casi di melanoma pari a 27-30 ogni 100 mila abitanti, con tassi raddoppiati negli ultimi 10 anni. Il picco di incidenza maggiore si rileva nella fascia di età fra i 40 e 60 anni, soprattutto fra le donne, sebbene siano in aumento le diagnosi in età più giovanile. Tali numeri importanti fanno del melanoma la terza neoplasia più frequente in entrambi i sessi al di sotto dei 49 anni di età, con oltre 50% di diagnosi entro i 59 anni.

La “Melanoma Unit” di Novara, centro di alta specializzazione e professionalità con un approccio multidisciplinare alla malattia, si distingue per due valori aggiunti: in primo luogo l’offerta di protocolli di cura innovativi – da nuovi farmaci sperimentali, alla target therapy, fino all’immunoterapia, oggi impiegate anche nel setting adiuvante e non più soltanto in quello metastatico – permettendo un cambiamento di prospettiva radicale nella qualità di vita e nella possibilità di sopravvivenza del paziente. Dall’altro la condivisione dei programmi terapeutici fra tutte strutture del Quadrante a vantaggio di una maggiore ‘sicurezza’ e migliore assistenza al paziente che, indipendentemente dalla città di residenza e dell’ospedale in carico, potrà essere sottoposto alla cura più efficace possibile, funzionale alla tipologia del melanoma, senza necessità di un ‘turismo’ sanitario verso una struttura diversa da quella più prossima al proprio domicilio. Sono queste alcune delle novità che insieme all’istituzione di una giornata novarese di sensibilizzazione e conoscenza alla malattia e a interessanti risultati di studi clinici internazionali, saranno discusse durante l’evento “Melanoma Day” (venerdì a Ipazia), dedicato a formare medici sempre più pronti e preparati a rispondere con competenza e efficacia alla malattia.

«La nascita della “Melanoma Unit” – dichiara Alessandra Gennari, direttore della Struttura complessa universitaria di Oncologia dell’Aou – risponde al bisogno di istituire centri di riferimento per la cura di questa neoplasia sia a livello nazionale sia regionale. Anche nel nostro territorio che, in alcune aree, registra un tasso di maggior rischio per melanoma a causa della presenza di svariate mutazioni genetiche che predispongono allo sviluppo di malattia. Il valore aggiunto dell’Unità, in un’ottica di multidisciplinarietà al melanoma, è da un lato la stretta collaborazione fra oncologi e dermatologi con il coinvolgimento di tutte le figure referenziali e specialisti di settore, quali chirurghi, radioterapisti, anatomopatologi. Dall’altro l’istituzione di un percorso ‘specializzato’ di diagnosi e cura al melanoma, che accompagna il paziente dall’accesso alla struttura per una prima visita di mappatura ai nei fino alle eventuali necessità diagnostiche e terapeutiche, chirurgiche o di oncologia medica, in funzione dello stadio iniziale o avanzato di malattia».

«Un ruolo chiave nella gestione del melanoma è svolto dal dermatologo – precisa Paola Savoia, direttore della Struttura complessa universitaria di Dermatologia dell’Aou – prima ‘sentinella’ nell’individuare la malattia, ma anche educatore riguardo i fattori di rischio del melanoma. Questa neoplasia è infatti prevenibile con la corretta esposizione al sole, che deve essere graduale nel corso delle prime giornate, evitando le ore più calde e facendo uso di creme con adeguati filtri, scelti in funzione del fototipo; sono inoltre fondamentali i controlli, da effettuarsi periodicamente e ogni qual volta si osservino alterazioni nella ‘struttura’ dei nei”. Diagnosi precoce significa, infatti, migliore e più ampia possibilità di cura».

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