Nostalgie fasciste, Songa si dimette da presidente Atc Piemonte Nord

Dopo mesi di polemiche, alla fine Luigi Songa (Fratelli d’Italia) si è dimesso da presidente di Atc Piemonte Nord, l’Agenzia regionale che si occupa di case popolari nelle province di Verbania, Novara, Biella e Vercelli.

Al di là delle dichiarazioni formali (Songa parla di non meglio specificate “questioni personali”), è evidente che il passo indietro sia legato alle polemiche scatenatesi dopo che si era scoperto che nel suo ufficio all’Atc di Novara aveva gadget e ricordi di Mussolini, del periodo fascista e della Repubblica sociale di Salò. Rimane però nel Cda di Atc Piemonte Nord.

Una posizione, quella di Songa, stigmatizzata dallo stesso presidente della Regione Alberto Cirio, che gli aveva intimato di ritirare quei cimeli fascisti e “consigliato” di farsi da parte.

Era febbraio e Songa ha tenuto duro finora, anche perché non era facile trovare il suo successore: in una prima fase, quel posto sarebbe spettato alla Lega, in base agli accordi tra i partiti che avevano vinto la Regione, ma non era stato possibile nominare chi il Carroccio aveva scelto. E allora, temporaneamente, quel posto era andato a Songa.

Il primo commento alle dimissioni è venuto dal consigliere regionale Pd Domenico Rossi, uno tra i primi a chiedere che il presidente lasciasse il suo posto: « Una scelta che ho più volte sollecitato per le posizioni riconducibili alla destra più estrema rivendicate dall’ex presidente: idee e principi contrari alla nostra Costituzione repubblicana ed antifascista.
E’ sconfortante però, e lo conferma proprio Songa, che si tratti di un semplice passaggio di consegne programmato internamente alla destra che al momento governa la nostra Regione. “Patti” che rispondono alla mera spartizione del potere e non al valore ed al rispetto delle istituzioni.
Il Presidente, la Giunta e tutta la maggioranza si sono giocati molta della loro credibilità sulla grottesca gestione di questa vicenda non riuscendo a rimuovere dal suo incarico un personaggio che non esita a dichiarare “Se mi danno del fascista non mi offendo”. Ora si sana una situazione imbarazzante che ha offeso la memoria di quei partigiani che si sono sacrificati per la libertà e la democrazia».

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