Novara Calcio, comunque sia bisogna cambiare

A due giornate dalla fine del campionato, il Novara Calcio è sull’orlo del baratro, seriamente a rischio play-out (per non parlare di un’ipotesi di retrocessione diretta): non tanto per il calendario(sabato a Perugia, il venerdì successivo in casa in una sorta di spareggio contro Entella) quanto per il fatto che sono proprio gli azzurri a offrire poche garanzie. Una squadra che nel girone di ritorno ha vinto solo 3 partite, che non vince dal 29 marzo, può centrare due vittorie consecutive (il che significa salvezza) o almeno vincere l’ultima gara contro l’Entella e sperare in congiunzioni astrali favorevoli? C’è davvero da sperare in un miracolo.

Di Mariano

Detto questo, il discorso da fare è un altro: sia che il Novara resti in B, sia che (disgraziatamente) retroceda in Lega Pro, la società dovrà avere il coraggio di effettuare molti cambiamenti: obbligatori nel secondo caso, comunque necessari nel primo.

Se il Novara è a rischio lo si deve, a nostro modesto avviso, non a una campagna acquisti-cessioni comunque deficitaria, quando a un a progressivo decadimento (causa infortuni o altro) di quelli che avrebbero dovuto essere i punti fermi della stagione. Per questo motivo riteniamo che il ds Teti (spesso nel mirino di alcuni tifosi) abbia più meriti che demeriti. Ad esempio, il miglior azzurro di quest’anno è Moscati, preso dal Livorno. E se siamo ancora in piena lotta per la salvezza, è perché Teti, grazie ai suoi buoni uffici, è riuscito a portare Puscas in azzurro. Senza contare il denaro che è riuscito a portare nelle casse della società.

Sansone

A fallire la stagione sono stati in molti della “vecchia guardia”: la difesa in toto, a partire da Troest e Mantovani per arrivare anche a Calderoni. Casarini è lontano parente del giocatore che fece mirabilie con Baroni in panchina, Orlandi non è quello dello scorso anno. Non parliamo dell’attacco, dove salviamo (in parte) solo Di Mariano. Certo, anche molti dei nuovi acquisti hanno deluso (Maniero su tutti, ma anche Sciaudone o Ronaldo, per non parlare di Del Fabro) ma se la base preesistente avesse fatto il suo, probabilmente il Novara a quest’ora sarebbe salvo. In fondo, sarebbe bastato trasformare in pareggio qualcina delle sconfitte casalinghe.

Un crollo non della qualità del gioco ma anche caratteriale: nei momenti di difficoltà, gli azzurri hanno sempre mollato.

Se questa analisi è corretta, ecco perché siamo convinti che occorra valutare con molta attenzione l’attuale rosa e compiere drastici interventi. Il che chiama in causa il presidente Massimo De Salvo: ogni anno è a rischio e ogni anno la scommessa di fare calcio con un occhio al bilancio (cosa che non solo è apprezzabile ma è doverosa) è sempre più difficile. E la tragedia (sportiva) è sempre dietro l’angolo.

Attilio Barlassina

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