Novara Calcio, il giorno dopo fa ancora più male

Il giorno dopo, la retrocessione fa ancora più male. Chi scrive segue il Novara Calcio da ragazzino, da quando ancora giocava allo Stadio Alcarotti, ha fatto trasferte in campi sperduti (a proposito, allora non c’erano i navigatori…) di paesi che manco sulla carta geografica, ha visto le maglie azzurri umiliarsi a giocare su un campo da oratorio come quello di Casate Novo Brianza, con un muro a un metro dalla linea del fallo laterale. E c’era anche quando siamo retrocessi tra i Dilettanti dopo lo spareggio perso con il Pontedera. E ha avuto la fortuna di essere pagato per scrivere del Novara.

Per questo retrocedere in questo modo fa male, perché si è trattato di una retrocessione maturata nel tempo, con una squadra che non ha mai mostrato di avere la forza di carattere per battagliare contro le squadre sulla carta più debole. Non per nulla abbiamo lasciato 6 punti alla Ternana, 4 alla Pro Vercelli, 6 all’Entella, 6 all’Avellino. Il che significa che quando c’è da tirar fuori gli attribuiti, questi giocatori se la fanno sotto. Poi, magari, vanno a vincere a Palermo o Venezia, dove c’è meno agonismo e più facilità nel far gioco.

Visti questi dati, la retrocessione era inevitabile e siamo convinti che saremmo retrocessi anche se fossimo andati ai play-out: questa non è una squadra da “dentro o fuori”.

Il cuore del tifoso, dunque, sanguina come non mai. Ma bisogna provare a usare anche il cervello e allora viene da dire che cercare cause e colpe della retrocessione ormai è inutile (tanto, non si impara mai dagli errori) ma che l’obiettivo primario è che il Novara Calcio continui ad esistere anche in Lega Pro. Il che non è detto che sia scontato, dipende dalle intenzioni di Massimo De Salvo. Questo deve essere il primo punto fermo. Poi si potrà discutere di chi sarà il futuro ds (anche se è scontato che sarà Ludi), l’allenatore e i giocatori, ma ci deve essere la certezza della continuità.

Attilio Barlassina

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