Pd, Ferrari e Rossi: «Non accettiamo consultazioni farlocche»

Forse qualcuno, ai piani alti del Pd regionale, avrebbe preferito che Augusto Ferrari e Domenico Rossi, assessore regionale e consigliere regionale uscenti, se ne stessero buoni, in silenzio, a gestire i problemi sorti nel Pd novarese dopo il “golpe” che vuole far passare da consultazioni interne i candidati per le prossime elezioni regionali. Nonostante 17 segretari di circolo su 22 abbiano detto che non se ne parla nemmeno.

Ma quando ci vuole ci vuole e stavolta Ferrari e Rossi hanno deciso di convocare una conferenza stampa «perché quel che è successo è un fatto gravissimo, senza precedenti. E quando le cose non vanno bene, bisogna dirlo».

E tutti e due hanno detto che «non ci candideremo ad alcuna consultazione, perché è contro ogni regola. E’ giusto che le candidature siano contendibili, è giusto che si facciano primarie aperte a tutti: ma secondo regole e modalità previste. Se si fossero fatte primarie vere, ben le avremmo accettate». Pur dando la disponibilità a una candidatura secondo le tradizione per cui gli uscenti vengono ripresentati.

Domenico Rossi

Mimmo Rossi: «Non ho alcuna intenzione di giocare con i dadi truccati».

Augusto Ferrari: «E’ avvenuta una cosa senza senso, la Direzione ha fatto appello al popolo per scegliere i candidati e il popolo, ovvero 17 circoli su22, ha detto a chiare lettere che era una scelta sbagliata. Un “no” autonomo e spontaneo, maturato nel giro di poche ore. E ora è diventato un fatto politico».

Mimmo Rossi: «Solo a Novara è accaduto un fatto simile, mentre il Pd piemontese non solo ha ricandidato ovunque gli uscenti, ma addirittura ha derogato al proprio regolamento per consentire una quarta candidatura».

Augusto Ferrari: «Hanno fatto una manfrina per portare alla candidatura di Matteo Besozzi. E perché? E’ legittimo che un personaggio di peso come l’ex presidente della Provincia abbia ambizioni, ma intanto bisogna dirlo esplicitamente e poi all’interno degli organi preposti si discute. E se si vuol derogare all’alternanza di genere, si può fare ma occorre dirlo esplicitamente.

Augusto Ferrari

Mimmo Rossi: «Quello che più mi ha ferito è il silenzio di quanti hanno votato l’odg per le consultazioni. E’ legittimo sostenere che io o Augusto non meritiamo di essere ricandidati perché abbiamo fatto male, ma allora va spiegato. E invece niente, non una parola. In 40 minuti è stato fatto strame di 5 anni di attività in Regione: chi ha votato così, ha messo sotto accusa la stessa giunta Chiamparino. Sono state violate le regole minime di convivenza civile e di etica».

Per Ferrari e Rossi sono state violate le norme che regolano l’attività del Pd: il regolamento del 2014, che prevede primarie per una serie di posti (compreso il consiglio regionale) ma da svolgersi entro il 28 febbraio; e le norme decise sabato scorso che prevedono primarie aperte a tutti».

In più per Mimmo Rossi, c’è un ulteriore aspetto: «Cinque anni fa venni considerato un corpo estraneo al partito, un outsider e presi più di 5 mila preferenze; in cinque anni in consiglio nessun organo del partito ha mai avuto nulla da dire sul mio operato, eppure per alcuni del Pd novarese sono ancora un corpo estraneo».

E ora che succede? «Esiste un detto latino che afferma che “è prerogativa dei saggi cambiare parere” – ha affermato Ferrari – E allora si dica che è stato commesso un errore e si prendano le dovute decisioni. Di certo non si può andare avanti così: si va a sbattere. E cosa si fa? I candidati vengono decisi da 5 circoli?».

Franca Biondelli, una delle sostenitrici della linea-Besozzi, è anche presidente del Pd regionale, una figura di garanzia che si è schierata: «Ha sovrapposto le sue scelte personali suo ruolo di garanzia – hanno detto – Ma ci auguriamo che si renda conto dell’errore».

E si pone anche un problema di segreteria provinciale, con un segretario che non è stato in grado di gestire la crisi: «E’ vero – ha dichiarato Ferrari – è un problema reale, che dovrà essere proposto».

La soluzione potrebbe arrivare dal Pd regionale, che ha l’ultima parola. Certo, quel che accade a Novara non può far piacere a Sergio Chiamparino, impegnato in una sfida difficilissima e che di tutto ha bisogno fuorché di una spaccatura in una provincia importante come Novara.

Attilio Barlassina

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