Il Pd prova (invano) ad analizzare la sconfitta

Il Pd novarese prova, attraverso il suo segretario provinciale, Sergio De Stasio, ad analizzare la sconfitta nelle elezioni di domenica.

«Il 4 marzo rappresenta una sconfitta netta per il Partito Democratico – scrive in un comunicato stampa – da cui usciamo drasticamente ridimensionati, e che porta con sé conseguenze politiche evidenti. La nostra forza più grande sono i militanti, gli iscritti e i volontari: nessuno di loro si è rassegnato ad una campagna partita sottotono, tutte e tutti hanno provato a fare la loro parte con umiltà e passione, per portare, insieme alle proposte concrete, i nostri valori e i nostri ideali. Non è stato sufficiente, non abbiamo convinto i cittadini, non abbiamo conquistato la loro fiducia. Abbiamo perso. Il verdetto degli elettori è chiaro: il 4 marzo porta inevitabilmente alla sua conclusione una stagione di questo paese. È finita la stagione dei governi riformisti del Pd. Dovremo stare all’opposizione, dovremo farlo portando la nostra competenza e i nostri valori, provando a servire il paese anche da qui. La responsabilità del Governo ora spetterà ad altri, a noi il compito dell’opposizione in Parlamento, del confronto nel Partito e dell’ascolto nel Paese, ritornando presenti laddove non siamo riusciti ad esserlo fino ad oggi. Lo faremo con tutta la nostra forza e la nostra determinazione, ripartiremo: il futuro non ci spaventa».

Più che un’analisi, è la fredda cronaca di quel che è successo: forse i dem novaresi si aspettavano qualcosa di più, una spiegazione del perché dal 2014 a oggi il partito si è dimezzato, perché molti voti sono emigrati verso il M5S.

Se tutto quello che si sa dire è che la “la nostra forza più grande sono i militanti, gli iscritti e i volontari” il Pd non va lontano. Anche perché “militanti, iscritti e volontari” sono sempre meno. Come i voti.

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