Pd, Rossi apre al confronto con i Giovani Dem

La “rivolta” dei Giovani Pd d Novara contro il partito, esplosa in occasione del prossimo congresso regionale (qui https://mailchi.mp/6f7ef7c2b1d6/quandoetroppoetroppo il documento), ha spinto il consigliere regionale Domenico Rossi (nella foto) a scrivere una sorta di “lettera aperta” (per altro molta lunga, che abbiamo sintetizzato come segue) che ha il valore di aprire un dibattito all’interno di un partito in difficoltà..

«Anche io, come voi, sono amareggiato e arrabbiato per come si è arrivati alle candidature congressuali: non diverse visioni del partito e della Regione che si confrontano e che individuano anche dei candidati che si facciano carico delle diverse posizioni, ma piccoli gruppi di persone in competizione per il potere – scrive Rossi – Condivido la maggior parte delle considerazioni contenute nel documento, mentre su alcuni passaggi nutro dei dubbi o la penso in maniera differente».

Per Rossi «è ingenerosa la descrizione che fate delle dinamiche che hanno portato alla convocazione del congresso. Nulla è stato fatto di nascosto e nemmeno si è andati troppo di fretta: da nove mesi si parla del congresso regionale… Il problema è che mentre si discuteva sulle diverse opzioni temporali nessuno (o quasi) ha lavorato, con i territori, all’elaborazione di un progetto. Resta forte la domanda di come connettere i territori periferici con il centro e di come vada interpretato il ruolo di chi, negli organi, rappresenta gli iscritti. Il problema è anche quello della partecipazione. Questo è un partito con poche persone iscritte e questo fa sì che chi controlla poche decine di tessere possa fare la differenza. In più è un partito che suscita poco interesse verso l’esterno, soprattutto nel suo livello regionale. Per rendere davvero contendibili le cariche dovremmo chiederci come fare a rendere il partito nuovamente un contesto “desiderabile”, frequentabile e datore di senso. E’ certamente una questione che dipenderà da quanto sarà in grado di rispondere alle sfide che voi ben descrivete nella parte di documento che condivido pienamente».

Continua Rossi: «Parlate inoltre di un “Partito che faccia dettare agli iscritti la linea politica”… “aperto, che smetta di diluire nei rivoli di mille correnti e correntine qualunque tentativo di fare politica per davvero”. Non penso che gli iscritti debbano dettare la linea, sono attori importanti del percorso di costruzione delle linee politiche, ma non possiamo eliminare la responsabilità di chi guida il partito e ha il compito di indicare gli orizzonti di riferimento». E sulle correnti: «Il problema si pone quando esse da gruppi che rappresentano una certa cultura politica e lo stimolo ad andare in una direzione piuttosto che in un’altra si trasformano solamente in filiere di potere. Certamente, come sottolineate, deve essere aperto, orientato alla società e non solo rivolto alle istituzioni».

«Sarebbe semplice, per me, dire “si, sono d’accordo, aderisco” – aggiunge – Ma, dato il ruolo che temporaneamente ricopro, rischierei anche di apparire  ipocrita. E’ più corretto assumermi la mia parte di responsabilità per lo stato delle cose, che anche a me non piacciono e che voi descrivete molto bene nel documento proposto. Se le cose stanno così è perché anche io non sono riuscito a mettere in campo le azioni necessarie affinché il partito diventasse altro da ciò che è adesso. Non aderisco, dunque, perché non voglio scegliere la strada più comoda. Non aderisco, ma lo prendo come testimone di un’ideale staffetta da correre insieme! Lo porterò con me affinché in ogni situazione in cui si dovranno prendere decisioni che riguardano il partito io possa passarlo ad altri e si creino le condizioni per affrontare le questioni che in esso rilanciate.

Sarò con voi nel percorso necessario a far ripartire il Pd, a partire dal “referendum delle idee” che proponete in vista delle elezioni regionali».

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