Picchiato, calpestato, martoriato: così è morto Leonardo

Picchiato, calpestato, maltrattato, martoriato, «neanche fosse stato vittima di un gravissimo incidente stradale o fosse stato inserito in una lavatrice»: è morto così il piccolo Leonardo, ucciso per le percosse a 20 mesi il 23 maggio 2019. A giudizio, davanti alla Corte d’assise di Novara, la mamma di Leonardo, Gaia Russo, e il suo compagno Nicolas Musi, accusati di omicidio e maltrattamenti.

La descrizione delle ferite sul corpicino del bimbo è stata fatta dal dott. Roberto Testi, consulente del pm, nell’udienza di oggi, venerdì; con grande chiarezza e lucidità, ha analizzato passo passo le lesioni riscontrate, dalla testa ai piedi: forse solo pochi centimetri del corpo di Leonardo erano indenni.

«Dall’esame esterno – ha detto Testi – sono emerse decine e decine di lesioni, politraumi contusivi di straordinaria estensione su tutto il corpo». E poi lesioni interne, un trauma cranico dovuto a più colpi, gravissimi traumatismi addominali e toracici (causa della morte) con lacerazioni epatiche, frattura del bacino, pneumotorace: la causa uno schiacciamento. Oltre a gravissime lesioni ai genitali, frutto di un potente calcio.

In estrema sintesi, dalla relazione del consulente è possibile cercare di intuire come possano essere andate le cose quella mattina del 23 maggio. Leonardo sarebbe stato afferrato, scosso violentemente, sbattuto contro il muro e poi, una volta a terra, calpestato.

Lo stesso dott. Testi ha riconosciuto in alcune fotografie degli ultimi mesi di vita di Leonardo una serie di lesioni ed escoriazioni incompatibili con le spiegazioni fornite dalla mamma e da Musi (caduta dal lettino, morso di un cane): erano il segno di colpi ricevuti.

L’udienza odierna ha visto anche la testimonianza di altri due consulenti, lo psichiatra e la psicologa, che hanno confermato come sia Gaia Russo che Nicolas Musi fossero perfettamente capaci di intendere e volere al momento del delitto.

Prossima udienza mercoledì.

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