Regionali, nel Pd arriva il “golpe” di Besozzi

Se Forza Italia rischia lo sfascio sulle candidature per le elezioni regionali, in casa Pd si è arrivati addirittura al “golpe”. Infatti la direzione provinciale ha votato un ordine del giorno (13 voti a favore, 7 contrari, 2 astenuti) in cui prevede una sorta di primarie (il nome utilizzato è però “consultazioni” per scegliere i candidati. Un documento suggerito dall’ex presidente provinciale Matteo Besozzi e sostenuto da personaggi come Genoni, Biondelli, Paladini e Manica.

Matteo Besozzi

L’ordine del giorno prevede che le consultazioni avvengano solo fra gli iscritti (non le hanno chiamate primarie perché altrimenti avrebbero dovuto essere aperte a tutti), che la graduatoria che emergerà sia inviata alla Direzione regionale come indicazione del provinciale, che sia garantita la parità di genere. Le consultazioni saranno tenuto il 21 e 22 marzo ed entro lunedì ore 12 dovranno essere presentate le candidature.

Quel che è successo nel Pd novarese (“Una vergogna” è stata la definizione di uno dei big del partito) è un caso unico in Piemonte: in tutte le altre province è stata confermata la candidatura ai consiglieri uscenti. A Novara, invece, è stato bocciato un ordine del giorno (firmato da Mariangela Ferrari, Elena Ferrara, Rossano Pirovano e Gill Gastaldelli) che garantiva la candidatura ai due uscenti (Augusto Ferrari, assessore nella giunta Chiamparino, e Domenico Rossi, presidente della commissione sanità): terzo posto in lista per una donna da individuare sul territorio.

Domenico Rossi

Perché a Novara si è agito diversamente? All’osservatore pare chiaro che il tentativo sia quello di aprire la strada verso Torino all’ex presidente della Provincia Matteo Besozzi e contemporaneamente cancellare la figura di Mimmo Rossi, un personaggio che non è mai stato digerito da diversi membri del Pd perché “non omologabile”. Ma che nel frattempo ha ben operato in Regione e si è costruito una rete sul territorio. Un duplice obiettivo che ha messo d’accordo diverse anime del Pd, anche quei personaggi che magari fino all’altro giorno neppure si salutavano.

Si ipotizza i “numeri” nel Pd andrebbero a premiare (in caso di consultazioni) chi è sostenuto dall’establishment e dalla strana alleanza creatasi: quindi Besozzi in pole position, poi probabilmente Ferrari e poi Rossi. Ma è evidente che la volontà di garantire l’alternanza di genere escluderebbe di fatto il terzo (nelle speranze di ha fatto il “golpe” proprio Rossi) per mettere in lista la prima donna in graduatoria.

Il tutto in controtendenza rispetto a quanto Sergio Chiamparino sta facendo a Torino, dove cerca di allargare al massimo la coalizione: a Novara si preferisce una guerra per bande, magari per regolare i conti delle elezioni di cinque anni fa, anche a costo di perdere i consensi dei molti che votano Pd solo perché sono garantiti dalla presenza di Mimmo Rossi.

Rossano Pirovano

Uno schiaffo per Rossi, certo, ma anche per Augusto Ferrari: dove mai si è visto un assessore uscente che deve sottoporsi alle primarie (anche se non le chiamano così)?.

In molti del Pd parlano ma solo il capogruppo in consiglio comunale, Rossano Pirovano, ci mette la faccia: «E’ un evidente accordo di potere, una forzatura di tutta le regole. Ad esempio, primarie si sarebbero certo potute fare, aperte a tutti e non solo agli iscritti, ma entro il 28 febbraio. In più nella riunione della direzione provinciale non c’è stato alcun confronto, alcun dibattito politico: era già stato tutto preconfezionato. In questo modo non si costruisce nulla ed è gravissimo che tutto questo accada mentre il Pd sta cominciando a recuperare. E’ noto che io non ho mai appoggiato Mimmo Rossi, ma credo che sia un elemento importante per il nostro partito e che volerlo tagliar fuori per egoismi personali sia un gravissimo errore politico».

Aggiunge Gill Gastaldelli, segretario provinciale dei Giovani dem: «E’ stato un direttivo che non ha affrontato alcun tema che non fossero i posti di potere e l’idea di non riconoscere, di fatto, l’operato dell’amministrazione regionale è gravissimo. Ma è ancora più grave che il direttivo, che avrebbe dovuto mettere in campo idee e progettualità, si sia incartato sui nomi da mettere in lista anziché disuctere dei contenuti sui quali articolare la campagna elettorale».

Ma uno schiaffo se l’è preso anche il segretario provinciale Sergio De Stasio, astenutosi l’altra sera, di fatto senza più maggioranza. Lui intanto prova a restare al suo posto: «Non ho motivo di fare alcun passo indietro, per senso di responsabilità – afferma – E per questo mi sono astenuto: ci sono importanti campagne elettorali. Se poi vorranno mettermi da parte, facciano pure: io non mi dimetto. E’ vero che gli equilibri in segreteria sono cambiati, ma non si può andare in campagna elettorale senza un segretario».

Dal fronte dei “golpisti” filtrano solo indiscrezioni: se non fosse stato presentato l’ordine del giorno che prevedeva la riconferma degli uscenti e una donna come terzo candidato, andando invece a escludere l’alternanza di genere, non si sarebbe arrivati allo scontro.

 

 

Attilio Barlassina

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