Regolamento, il Pd va all’attacco

Un documento “chiacchiere e distintivo”, liberticida ma soprattutto inapplicabile: piovono le critiche da parte del Pd sul Regolamento di polizia urbana, finito sulle pagine di tutti i giornali italiani.

«Al di là del merito dei singoli articoli – ha detto il capogruppo in consiglio comunale Andrea Ballarè – si tratta di norme che non potranno mai essere applicate ma che rispondono all’esigenza dell’amministrazione Canelli di fare parole e non fatti. Il risultato è che hanno fatto fare alla nostra città una figura di… palta a livello nazionale».

«Non solo – ha aggiunto Rossano Pirovano – ma hanno scritto norme senza sapere di cosa stavano trattando, visto che quasi tutto è già regolato da altri ordinamenti: il codice penale per quel che concerne lo spaccio di droga, o una legge regionale per quel che riguarda le sanzioni per chi sale sui bus senza biglietto».

«Il sindaco Canelli dimentica che non è lo sceriffo di questa città – ha attaccato Milù Allegra – E’ un regolamento oppressivo e ossessivo». Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario provinciale Pd Sergio De Stasio: «E’ un testo che risponde all’esigenza di seguire il capo, ovvero Salvini, limitando le libertà individuali: sembra di essere in uno stato di polizia e non di diritto».

«Oltre al merito è il metodo che non ha funzionato – ha sostenuto Sara Paladini – Non sono state sentite le associazioni, non è nemmeno stato interpellato il segretario generale».

E su questo aspetto è intervenuto ancora Ballare: «Ho chiesto espressamente al segretario se avesse avuto parte nel formulare il Regolamento, ma mi è stato risposto che non era intervenuto in nulla. Anzi, non ne aveva voluto sapere nulla. Il che dimostra come sia stato partorito senza alcun ausilio di tecnici che magari potevano impedire qualche scivolone».

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