Russia, Ucraina e il sangue versato

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Bruno Guasco

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Gentile Direttore,

sono nella convinzione che nessuno possa gradire il vicino della porta accanto percepito potenzialmente ostile e , in aggiunta, ritenuto tanto armato quanto sufficiente per ossessionare notti insonni e sfibranti giornate di vigile sorveglianza.

Sia che abiti sulle rive del Mar Nero o del Mar Mediterraneo o del Mar dei Caraibi.

Una qualsiasi persona che sia preoccupata per una realtà percepita come negativa, non è forse una persona potenzialmente “pericolosa” per la sua turbata emotività e per il suo equilibrio nervoso probabilmente alterato dall’interferenza della paura?

Se questa preoccupazione è compresa –che non vuol dire condivisa e neppure giustificata- perché dovrebbe provocare stupore e sconcerto la coerente conseguente ricerca -e magari attuazione- di comportamenti ritenuti idonei a ridurre o ad eliminare il primitivo stato di apprensione e di disagio?

L’esigua area di confine, che interstizia fra le due porte, può diventare area di vivace confronto dialettico fra le diverse visioni del come vivere in comunità, ma può anche degenerare in area di rovinoso scontro fra le parti.

In quest’ultima evenienza, come non può apparire, se non scontato, almeno molto probabile il cortocircuito in cui giungeranno presto a deflagrare strutture valoriali magari anche largamente comuni e condivise, ma con cuspidi tanto velenifere da poter provocare anche dolorose metastasi?

Cortocircuito che brucia all’istante atteggiamenti di buon vicinato, soffoca disponibilità all’ascolto, distrugge l’inclinazione alla tolleranza e al reciproco rispetto. Cortocircuito che attizza, per converso, dinamiche di intransigente orgoglio e, non di rado, di insulso azzardo.

E’ la epopea drammatica del mondo attuale. Del nostro vecchio continente, in particolare.

In questo girone infernale, in questo cortocircuito valoriale, l’Europa non è forse affollata di “presuntuosi ipovedenti” con gravi disfunzionalità visive?

Non soffre forse di incapacità nel guardare lontano nel passato (la Storia dovrebbe esse rinterrogata, ma non viene chiamata in gioco –per orgoglio e presunzione dai “saggi contemporanei”- perché darebbe delle risposte fastidiose) e non soffre forse di derive allo strabismo nel guardare il presente?

In questo drammatico scenario, il sacrificio di una parte dell’umanità –tragicamente imposto dagli eventi di questi giorni- può essere paradossalmente funzionale per un rinsavimento dell’umanità sopravvissuta?

Il sangue versato e le immani sofferenze a cui stiamo assistendo, non dovrebbero indurre a interrogarci tutti, ancora e nuovamente, certo con maggiore responsabilità e minor supponenza, sui significati di patria, sovranità, solidarietà, umanità, esigenze energetiche di sopravvivenza e futuro di un mondo ancora possibile?

Se solo potessimo recuperare un po’ di razionalità, coerenza ed equilibrio –a livello individuale e collettivo, privato e istituzionale- il tanto sangue versato sul campo non sarà stato versato inutilmente.

Bruno Guasco

Nelle foto di Maurizio Tosi una recente manifestaizone per la pace a Novara

 

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