Teleriscaldamento, chi ci prova… si scotta

Una bolletta energetica assai salata, quella del Palazzetto del Terdoppio, che fa scattare quasi automaticamente le proteste da parte dell’opposizione. Si è materializzato così mercoledì mattina a Palazzo Cabrino il fantasma del teleriscaldamento, uno dei più gettonati “evergreen” della storia amministrativa novarese degli ultimi quindici anni. Lo spunto è venuto dalle cifre del bilancio di previsione in corso di illustrazione nelle diverse commissioni.

Esaminando il capitolo relativo agli impianti sportivi, infatti, è emerso che nel corso dell’anno appena concluso il Comune ha speso per l’impianto del Terdoppio circa 320.000 euro per il risaldamento e 330.000 euro per l’illuminazione. Di fronte a questo “salasso”, che rappresenta oltre due terzi del totale delle spese per utenze per gli impianti sportivi, il gruppo del Partito Democratico ha contestato la scelta, compiuta dalla giunta Canelli, di non dare seguito ad un accordo, corredato di un progetto già pronto e finanziato, con la Alpiq, proprietaria della centrale Novel di S-Agabio, per realizzare un piccolo impianto di teleriscaldamento ad esclusivo servizio della piscina e dell’Arena del PalaIgor, e che, almeno nelle analisi effettuate in sede di progettazione, avrebbe generato una consistente riduzione di oltre il 50% dei costi di riscaldamento.

Il motivo dell’abbandono di quel percorso va ricercato negli atti del consiglio comunale del novembre del 2016. In quell’occasione il sindaco Canelli annunciò di avere in tasca la manifestazione di interesse presentata da Iren, un colosso dell’energia, per la realizzazione di un impianto di teleriscaldamento per tutta la città, del valore di almeno una settantina di milioni di euro.

L’operazione avrebbe dovuto essere portata avanti da una società controllato da Iren, e partecipato da Egea, multiutility piemontese già ben presente nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria. Il progetto avrebbe previsto di sfruttare sempre la centrale Novel di Alpiq, da circa 100 MW, ma affiancando un possibile ulteriore impianto di generazione di calore.

In realtà a tutt’oggi di quella proposta o di altre analoghe non vi è più alcuna traccia.

Per quale motivo?

Anche in questo caso è la storia a fornire le risposte.

Correva infatti l’anno 2006, anno in cui Massimo Giordano fu rieletto sindaco con il 70% al primo turno, quando Asm Brescia (poi A2A dopo la fusione con Aem Milano) e Pessina Costruzioni sottoscrissero un accordo con il Comune di Novara per realizzare il teleriscaldamento della città. Il contratto prevedeva una concessione di 40 anni, la costruzione di una centrale ex novo in via Generali e la posa di 25 chilometri di tubature. Investimenti previsti per quasi 63 milioni di euro.

In realtà, nonostante il grande battage pubblicitario l’intesa naufragò sul nascere. Furono eseguiti 500 metri di scavi e poi tutto si bloccò. Tra i due partner emersero contrasti insanabili che inchiodarono la società appositamente costituita per realizzare l’impianto novarese (Asm Novara) ad un prolungato immobilismo, fino all’epilogo in Tribunale con A2A condannata a risarcire Pessina per 38 milioni. Il problema, evidentissimo, era che il “mercato” per il teleriscaldamento a Novara non era così vivace ed appetibile.

Il capitolo primo della storia del teleriscaldamento si concluse nel novembre 2013 quando il Comune di Novara (giunta di centrosinistra) dichiarò la risoluzione della convenzione per grave inadempimento, “dribblando” il rischio di un contenzioso infinito (e molto simile a quello dello Sporting) riuscendo a chiudere la partita senza danni.

Il rischio fu però altissimo.

Insomma, chi tocca il teleriscaldamento rischia sempre di farsi male. E probabilmente per questo Canelli, dopo molto aver cavalcato mediaticamente l’annuncio della possibile rinascita di un progetto generale su questo fronte, ha scelto la strada della estrema prudenza, fino al sostanziale immobilismo. C’è da credere che l’idea di riscaldare la città o parte di essa con il vapore tornerà a riposare in un più rassicurante dimenticatoio.

Ettore Colli Vignarelli

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