Torna alla luce l’archivio di Aldo Beldì

Nel 2001 Paolo Beldì (noto regista televisivo) donò all’Archivio di Stato novarese tutto il materiale raccolto nella sua vita dal padre Aldo, grafico pubblicitario di gran fama: bozzetti, disegni, fotografie, manifesti e locandine pubblicitarie della seconda metà del Novecento.

Ora tutto quel materiale (1300 pezzi) verrà schedato, riordinato e inventariato grazie a un finanziamento del Fondo Pagani aperto presso la Fondazione Comunità del Novarese.

«Aldo Beldì – commenta il direttore dell’Archivio di Stato di Novara Davide Bruno De Franco – fu un caricaturista e pubblicitario fondamentale per l’industria italiana. Artista poliedrico e instancabile innovatore, ideò le campagne pubblicitarie di importanti marchi italiani tra cui il Consorzio per il gorgonzola, Mattel giocattoli, salumificio Franchi, Scic cucine, Aeg elettrodomestici. Il suo archivio testimonia la storia dello sviluppo industriale italiano negli anni del miracolo economico e pensare di riordinarlo, organizzarlo e renderlo fruibile al pubblico è un’avventura davvero entusiasmante non solo per Novara ma per tutto il panorama italiano».

Per Giuseppe Nobile, vice-presidente della Fondazione, «Beldì è un novarese che va valorizzato e il nostro intento è quello di farlo riscoprire alla città. Per la nostra Fondazione è importante tramandare e restituire il giusto valore alla storia di figure che hanno dato lustro alla nostra comunità».

Il Fondo Pagani, come ha ricordato Giovanni Benedetto, referente del Fondo, «ha ormai 10 anni ed è nato per volontà degli eredi di rispettare le ultime volontà di Gianni Pagani, urologo primario dell’ospedale di Domodossola: voleva destinare parte del patrimonio (si parla di 2,5 milioni) a interventi a favore di biblioteche, archivi e musei. Il materiale di Aldo Beldì è un po’ particolare, perché si parla di un archivio di un contemporaneo, ma la sua importanza è davvero notevole».

Per il curatore, Andrea Maria Ludovici, è addirittura «uno dei più importanti nel suo genere di tutta Italia».

Paolo Beldì è intervenuto via telefono per ricordare che «c’è un giornalista novarese che è in possesso di materiale proveniente dall’archivio di mio padre: sarebbe ora che lo restituisse».

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