Tre spettacoli consecutivi di Lucilla Giagnoni per la riapertura del Faraggiana

Riparte il 15 giugno con una performance di 7 ore la stagione teatrale del Faraggiana di Novara: Lucilla Giagnoni proporrà tre consecutive repliche (alle 16, alle 19 e alle 21,30) del suo ultimo spettacolo ‘Magnificat’.

«Vogliamo festeggiare tutti insieme la ripartenza – spiega Vanni vallino, responsabile della Fondazione Nuovo Teatro Faraggiana – Lo facciamo con un grande evento non-stop, anche perché la capienza del teatro è ridotta a 190 posti e grazie alla grande professionalità e disponibilità di Lucilla Giagnoni».

Medici, infermieri e ragazzi under 30 avranno diritto ad un biglietto gratuito per questa giornata, fino al raggiungimento dei 190 posti disponibili per ogni spettacolo.

Lo spettacolo con più disponibilità è quello delle ore 16, a seguire quello delle ore 19 riservato ai possessori di abbonamenti e poi quello delle 21,30 dove potranno essere utilizzati i biglietti già acquistati in prevendita.

I biglietti omaggio e quelli a pagamento (posto unico 10 euro) possono essere ritirati presso la biglietteria del teatro, ogni giorno dalle 17,00 alle 19,00, a partire da lunedì 8 giugno. Non è prevista la vendita on line.

Così Lucilla Giagnoni spiega il suo ‘Magnificat’: «“Femminile” e “Maschile” sono degli archetipi, cioè stanno all’origine di ogni pensiero conscio e inconscio, iscritti nel nostro codice più profondo, sono il substrato di tutta l’umanità, di tutta la vita.

Le fiabe che ci sono state narrate da bambini sono scrigni di archetipi. La fiaba in cui la “fanciulla” circondata dalle benedizioni e maledizioni delle fate si punge col fuso e cade addormentata per cento anni, parla di un archetipo del “Femminile” addormentato, nascosto, coperto da rovi (che in alcune versioni mentre è addormentato viene addirittura stuprato e genera figli).

Anche gli antichi miti sono depositi di archetipi: la dea della terra e delle messi vaga per il mondo piangendo il rapimento della figlia prigioniera nel mondo di sotto, quello dei morti, ma viene risvegliata dal suo dolore e ride solo quando una vecchia contadina le mostra il suo seno e il sesso.

A questa Terra che custodisce dentro di sé, sotterranea, la forza generatrice del “Femminile”, fanno riferimento le ultime parole di un’altra straordinaria preghiera/poesia, che è anche il finale di “Furiosa Mente”. “Laudato sii mi signore per sora nostra matre Terra”: canta San Francesco. Terra è Humus, da cui la parola Homo, e non invece Donna che viene da Domina, Signora, quasi a compensare con un titolo ciò che non è. O non è ancora. Come non è che Homo, Humus, conosca e pratichi l’Humilitas, l’umiltà, cioè l’essere in armonia con la Terra. E così, dopo l’invito alla lode, al rendere grazie e alla cura, è proprio l’umiltà ciò a cui ci chiama il “Cantico delle creature”: Laudate e benedicete mi signore e rengraziate e serviateli cum grande Humilitate.

Ma l’umiltà, insieme alla lode, al ringraziamento, al servizio è tra le prime parole di una preghiera/ poesia ancora più antica: il “Magnificat”.

“L’anima mia magnifica il signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Proprio perché Serva è Signora e Regina. Vergine, Madre. “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Felice cioè “grande” in greco. Forse, questa è una risposta: le Generazioni, cioè la Storia, cioè il nostro agire, dovranno d’ora in poi riconoscere tutto questo. Solo se dalla Terra riemergerà il “Femminile”, ci sarà una possibilità per tutti di futura convivenza, non solo nella sopravvivenza, ma nella beatitudine, cioè nella felicità».

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